Il Golfo che cambia
Clima, biodiversità e futuro dell’Adriatico nord-orientale
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Anche nel Golfo di Trieste si rispecchiano alcuni elementi del cambiamento in atto a livello globale. Aumento della temperatura del mare, variazione della salinità ed evoluzione delle comunità ittiche presenti, sono alcuni elementi che stanno ridefinendo l'assetto di questo bacino. In questa puntata approfondiremo questi aspetti insieme ai tecnici di Arpa FVG, in un viaggio nel tempo tra il Golfo di 30 anni fa, fino ai possibili scenari per il futuro. Buon ascolto!
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Durata del podcast: 16 minuti e 23 secondi
Buongiorno a tutti, io sono Cristina Benoni e vi do il benvenuto a questa nuova puntata del podcast di Terra Rara. Anche nel Golfo di Trieste si rispecchiano alcuni elementi del cambiamento in atto a livello globale. L'aumento della temperatura del mare, la variazione della salinità, la trasformazione delle specie ittiche presenti nel golfo sono alcuni elementi che stanno ridefinendo l'assetto di questo bacino. Oggi sono in compagnia di Massimo Celio e Nicola Bettoso del settore Qualità delle Acque Marine e di Transizione di Arpa, proprio per parlare di questi aspetti e provare a fare un viaggio nel tempo nel golfo come era 30 anni fa, come è adesso, fino ai possibili scenari per il futuro. Ciao Nicola, ciao Massimo, benvenuti. Ciao Cristina buongiorno a tutti e grazie per l'invito. Buongiorno a tutti, ciao Cristina, siamo felici di essere qui con voi. Parto subito con una domanda che ci fa capire come il riscaldamento globale è sì un fenomeno planetario, ma i suoi impatti sono strettamente locali. Ad esempio negli ultimi anni il Mediterraneo e anche il Golfo di Trieste hanno registrato temperature sempre più elevate. Se confrontiamo i dati di oggi con quelli di 30 anni fa, cosa notiamo? Sì Cristina, sicuramente negli ultimi 30 anni il Mediterraneo si è riscaldato di circa un grado, una tendenza che si è accentuata soprattutto nell'ultimo decennio. Purtroppo anche il Golfo di Trieste segue questo andamento, diversi studi e i monitoraggi che noi effettuiamo mostrano un aumento costante della temperatura del mare. Abbiamo notato un'accelerazione di questo fenomeno soprattutto dal 2013 in poi, con valori record nel 2021 e del 2023. Questo riscaldamento non riguarda solo la superficie del mare, ma interessa anche gli stati intermedi e profondi. In particolare noi come Arpa Friuli Venezia Giulia possiamo considerare una stazione sita nel porto di Trieste che è una stazione storica ed è molto significativa. È stato possibile effettuare un confronto con i dati storici raccolti dal 1951 al 1980. Il risultato è particolarmente significativo. I dati raccolti dal 1951 al 1980 mostrano una temperatura media annua di circa 15.7°C, mentre per periodo dal 1996 al 2024 è stata di 16.7°C. In altre parole, il mare in prossimità del porto di Trieste è mediamente più caldo di circa 1°C rispetto a pochi decenni fa. Oltre alle variazioni di temperatura, avete notato delle anomalie anche in altri parametri? Si nota anche un aumento della salinità e ci sono anche altri cambiamenti. Ad esempio si nota una diminuzione della clorofilla, che è un parametro che rappresenta la produttività biologica del mare, e variazioni nella concentrazione dell'ossigeno disciolto. Questo in particolare si nota una diminuzione per gli stati superficiali, mentre un aumento nelle acque prossime al fondale marino. Tutti questi segnali indicano che il riscaldamento sta modificando progressivamente tutti gli equilibri dell'ecosistema marino. E tutte queste variazioni si sentono e si vedono negli ecosistemi. Ma se potessimo immergerci nel golfo di 30 anni fa, cosa noteremo di diverso? Troveremo sicuramente un mare meno caldo e meno salato. In inverno le temperature mediamente sono più alte di circa 2 gradi rispetto al passato, in estate si raggiungono sempre più spesso valori elevati, vicino a 30 gradi centigradi in superficie. Questi cambiamenti sicuramente stanno influenzando anche l'ecosistema. Oggi il golfo è meno ricco di nutrienti rispetto a un tempo, tendenzialmente per la diminuzione degli apporti dei fiumi, a cui si sommano gli effetti del riscaldamento e sicuramente un maggiore irraggiamento solare e soprattutto dello stato superficiale del mare. Questi fattori si riflettono sulla comunità di fitoplancton, che stanno cambiando, tendendo ad essere meno abbondanti o comunque a cambiare nella loro tipicità. In sintesi possiamo dire che il golfo appare oggi come un ambiente diverso rispetto a 30 anni fa, più caldo, sicuramente un po' più salato e con equilibri biologici che stanno prossimamente cambiando. A te Nicola, che sei biologo, faccio la stessa domanda, ma dal punto di vista delle specie ittiche presenti nel golfo. Rispetto a 30 anni fa ci sono specie che non si vedono più, specie nuove, inaspettate? Dobbiamo dire che il Golfo di Trieste è un osservatorio privilegiato per osservare questi fenomeni, proprio perché siamo il settore più settentrionale del Mare Mediterraneo, un’area che è sempre stata caratterizzata da stagioni ben definite in cui avevi sia estati calde, ma soprattutto inverni freddi, soprattutto i famosi inverni degli anni ‘60, quando avevi anche diversi giorni con bora molto forte e la temperatura del mare scendeva anche sotto i 7 °C anche per alcuni mesi. Ecco, inverni come una volta, in cui le temperature invernali erano molto rigide, facevano sì che potessero resistere nel Golfo di Trieste, durante i mesi invernali, solo alcune specie ittiche che sono proprie dei mari del nord. Nel Nord Adriatico abbiamo alcune specie ittiche come lo spratto o anche chiamato papalina che è una piccola sardina che vive nel Nord Adriatico, il molo che è un piccolo merluzzo anche quello di origine nordica, o anche la passera di mare che è un pesce piatto che è tipico delle nostre lagune nord adriatiche. Ecco, questi sono considerati dei relitti dell'ultima glaciazione perché, quando si ritirarono i ghiacci, ancora durante l'ultima glaciazione, questi rimasero confinati nel settore più settentrionale del Mediterraneo, quindi nel Nord Adriatico e caratterizzavano la fauna invernale del nostro bacino. Ecco che quando si raffreddava, durante l'inverno, il mare tutte le specie ittiche andavano verso il largo, o comunque tornavano verso sud. Le uniche che vi permanevano erano queste tre specie qui che oltretutto approfittavano di questa diciamo calma, non avevano predatori, non avevano competitori proprio per compiere anche loro attività riproduttiva. Oggi questo non succede più perché ormai durante l'inverno non ci sono più questi forti raffreddamenti che selezionavano la fauna e pertanto permangono verso nord tantissime altre specie ittiche, anzi con il riscaldamento queste faune relitto della glaciazione come le abbiamo chiamate, entrano in competizione con tantissime altre specie che si stanno spostando verso nord, per cui abbiamo questo fenomeno di “meridionalizzazione”, ovvero spostamento verso nord di fauna tipicamente termofila e ovviamente abbiamo la contrazione di queste specie che prediligono il freddo, ma ovviamente essendo noi il settore più settentrionale del Mediterraneo, non hanno modo di fuggire più a nord, perché dovrebbero attraversare il continente per andare nel Mar Baltico e questo è fisicamente impossibile. Poi abbiamo anche la presenza di alcune specie che arrivano dai mari esotici. Ci sono alcune specie che sono penetrate attraverso il canale di Suez, in questo caso abbiamo un fenomeno di tropicalizzazione, ovvero sia c'è questa ingressione di specie, in questo caso “aliene”, che passano la barriera del canale di Suez, penetrano nel mediterraneo, colonizzano prevalentemente il bacino di Levante del Mediterraneo, ci possono essere queste incursioni tropicali anche nelle nostre zone. E forse, correggimi se sbaglio, l'esempio più evidente di questa invasione di specie aliene è dato dalle cosiddette “noci di mare”. Le noci di mare sono delle specie aliene, anche se non sono precisamente degli indicatori di tropicalizzazione, per superare la barriera biogeografica di loro pertinenza devono essere traslocate da un'attività umana da una parte all'altra del mondo. Sono arrivate attraverso il traffico navale, sono dei tipici esempi di arrivo con le cosiddette “ballast water”, le acque di zavorra, quelle acque che vengono caricate a bordo delle navi per stabilizzare la nave durante il viaggio, ovviamente non caricano solo acqua, ma possono anche far entrare all'interno larve o stadi giovanili di diversi organismi sia animali che vegetali. Sia la noce di mare, quindi lo ctenoforo mnemiopsis leidiy oppure il granchio blu sono arrivati con gli stadi larvali. Probabilmente sono entrati all'interno delle acque di zavorra e si sono disseminati in giro per il mondo. Sono arrivate nelle nostre lagune, sono ambienti che sono confacenti dal punto di vista della temperatura e della salinità, sono ambienti molto produttivi di conseguenza hanno trovato diciamo un ottimo areale dove poter esplodere demograficamente, infatti è quello che sta succedendo negli ultimi anni. Tutti questi cambiamenti di cui abbiamo raccontato fino adesso hanno rotto diciamo un equilibrio che si era creato e come si stanno adattando pesca e gestione del territorio? Parlandone con i pescatori della laguna che sono i primi che vivono proprio il cambiamento climatico sulla loro pelle, fino a diciamo venti anni fa, le stagioni erano ben cadenzate, ogni stagione era rappresentato da una risorsa ittica che si presentava abbondante in quel momento, quando finivano ne cominciava un'altra e quant'altro. Sono saltate tutte le stagioni e poi sono subentrate anche queste invasioni di specie aliene, prima la noce di mare nel 2016 ha fatto saltare completamente l'attività di pesca in laguna a causa dell'intasamento delle reti, rendendo impossibile questa attività. Nel 2023 c'è stata l'esplosione demografica del granchio blu che praticamente rende impossibile l'attività di pesca classica come l'hanno sempre fatta dalla notte dei tempi e quindi hanno dovuto adattarsi adesso addirittura a pescare solo il granchio blu perché è diventata l'unica risorsa disponibile, anche se però è una risorsa comunque di un certo pregio economico soprattutto in Nord America, pertanto i pescatori, oggi come oggi, devono essere estremamente duttili ed elastici a cambiare rapidamente un mestiere di pesca con un altro, per cui sono costretti gioco forza ad adattarsi e trovare nuove soluzioni e quant'altro. Tra tutti questi cambiamenti che state osservando negli ultimi anni qual è quello che vi ha colpito di più? Non è facile definire un particolare segnale, sono tanti segnali che indicano che il nostro mare sta cambiando, comunque l'aspetto che dovrebbe farci riflettere è la combinazione tra l'innalzamento del livello del mare e l'aumento della salinità. Se queste tendenze continueranno, le acque marine potrebbero penetrare sempre di più all'interno delle nostre lagune, tendendo a un fenomeno che si chiama “marinizzazione” delle lagune, alterandone quindi le caratteristiche naturali, influenzando gli organismi. Sì, quello che personalmente ha colpito di più in merito ai segnali degli ultimi anni è soprattutto l'accelerazione con cui si stanno verificando questi fenomeni, perché di cambiamenti climatici se ne avevano già i sentori in mare già 50 anni fa, però non avevi ancora la percezione come oggi e poi possiamo dire che negli ultimi dieci anni tutto quanto ha avuto un'accelerazione con una concatenazione di eventi uno dietro l'altro. Per quanto riguarda invece le lagune, proprio la “marinizzazione” è uno di questi fenomeni che ha avuto una fortissima accelerazione, anche perché la laguna di Marano e Grado è sempre stata caratterizzata per un grado di salinità decrescente entrando, diciamo dalle zone prossime al mare, andando verso le zone più interne, e già i vecchi oceanografi, i vecchi biologi marini, già negli anni 60 avevano, diciamo, caratterizzato la fauna e la flora della laguna di Marano e Grado, in cui avevano osservato che, nelle zone prossime al mare, gli invertebrati che vivevano nei sedimenti erano molto più ricchi in specie, quindi c'era una maggiore biodiversità, però man mano che andavi verso l'interno, quindi in zone più dissalate, diminuiva la diversità di organismi, ma aumentava la biomassa, quindi la produzione di poche specie che riuscivano a tollerare queste condizioni, ma si esprimevano con popolazioni molto abbondanti, soprattutto di bivalvi, infatti era una zona particolarmente evocata per la raccolta dei molluschi bivalvi. Sta succedendo in questi anni proprio che a causa della "marinizzazione", quindi la laguna sta diventando via via molto più simile al mare, quindi paradossalmente aumenta la biodiversità, e quindi è anche un bene da un certo punto di vista, però si stanno perdendo i connotati della laguna come era un tempo, che era molto produttiva per alcune specie di bivalvi, infatti si sta proprio assistendo al collasso di attività tipiche come anche l'allevamento della vongola verace in laguna, ormai praticamente collassata perché non è più produttiva come un tempo, poi è arrivato anche il granchio blu e sta dando diciamo una spallata finale comunque a un problema che già persisteva da allora. Quindi quando si parla di ecologia, o comunque di ambiente, non esiste mai una causa-effetto, ma è tutta una concatenazione di cause ed effetti che poi portano a scenari globali completamente diversi da come erano un tempo, con ripercussioni a tutte le attività socioeconomiche che ruotano attorno a quell'ambiente. Ora invece vi faccio una domanda forse un po’ difficile ma se proviamo a guardare al futuro tra vent'anni sicuramente il golfo di Trieste sarà diverso da quello che conosciamo oggi ma secondo voi cosa cambierà di più? Ma fare previsioni future in questo campo non è mai facile, comunque prima di tutto bisogna guardare come sarà il cambiamento climatico globale della Terra e questo dipenderà sicuramente dalle scelte che verranno fatte nei prossimi anni per ridurre le emissioni di gas serra. Gli scenari futuri per i prossimi vent'anni indicano una temperatura media globale che potrebbe aumentare di circa 1.5/2 gradi centigradi rispetto all'epoca preindustriale. Questa situazione sicuramente andrebbe anche a modificare la situazione delle temperature e del sistema del golfo di Trieste, anche Arpa FVG con il gruppo dei modellisti ha effettuato delle simulazioni che indicano che la temperatura superficiale del golfo potrebbe crescere di circa 0.4 gradi centigradi nello scenario più favorevole, fino però a un massimo di 0.7 gradi centigradi nello scenario meno favorevole, e questo avverrebbe anche per le acque più profonde. In altre parole potremmo dire che tra vent'anni potremo trovarci di fronte a un golfo di Trieste ancora più caldo di oggi con effetti che potrebbero influenzare ulteriormente questo ecosistema. Sei d'accordo Nicola? Sì sono d'accordo, innanzitutto è difficile fare uno scenario. Già noi vent'anni fa vedevamo che qualcosa stava cambiando, ma non eravamo minimamente in grado di ipotizzare eventuali cambiamenti, soprattutto anche l'accelerazione di questi ultimi anni, veramente sta creando il caos. Cambieranno sicuramente gli equilibri in gioco, potremo avere diverse specie ittiche che una volta erano inconsuete o comunque rare e adesso stanno diventando sempre più abbondanti, parlo sicuramente del pesce serra che è un voracissimo predatore che una volta era praticamente consueto nel Mediterraneo o comunque del centro Adriatico da noi sta diventando veramente una specie dominante, quindi sta cambiando anche un po' lo scenario. Per quanto riguarda le specie ittiche quindi, le classiche ormai sono via via in difficoltà, mentre ci sono queste nuove specie, è presente da noi ormai anche il barracuda mediterraneo che, anche questo aveva una distribuzione meridionale, sta diventando anche questo un bersaglio soprattutto della pesca sportiva. E una specie molto interessante, che in questo caso la sua abbondanza è anche vista in maniera molto positiva, è la presenza della mazzancolla, che è un gambero, molto pregiato, questo è molto ben visto dal settore ittico perché comunque una specie di notevole pregio e qui i cambiamenti climatici portano a fenomeni, diciamo, non solo negativi, però dovremmo osservare in maniera molto diligente questi cambiamenti. Sicuramente avremmo sempre più nuove segnalazioni e soprattutto anche l'incremento in abbondanza di alcune specie che una volta non erano così abbondanti e stanno via via sostituendosi, entrando sempre più in competizione con le nostre autoctone. Bene, noi siamo arrivati alla fine di questa puntata, grazie ancora a Massimo Cellio e Nicola Bettoso per essere stati con noi. Grazie a tutti voi. Grazie a tutti voi.