Ascoltare il mare per proteggerlo

Il rumore subacqueo, le nuove tecnologie e il ruolo dei cittadini nel monitoraggio dell’Adriatico

Intervista

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Orlandi Claudia

Responsabile di struttura Qualità delle acque marine e di transizione

Il mare non è silenzioso: sotto la superficie esiste un complesso paesaggio sonoro di rumori naturali e antropici che rivela lo stato di salute dell'ecosistema. Da oltre dieci anni Arpa FVG monitora il rumore subacqueo nel golfo di Trieste per capire come le attività umane influenzino l’ambiente marino e sviluppare strumenti sempre più efficaci per la sua tutela. Ne abbiamo parlato con Claudia Orlandi, responsabile del settore Qualità delle acque marine e di transizione.

Acqua

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Il mare non è un ambiente silenzioso, ma una complessa unione di suoni naturali e antropici. Come si studia il “clima acustico subacqueo” e quali strumenti vengono utilizzati?

Esatto, il mare è attraversato continuamente da una grande varietà di suoni. Alcuni sono prodotti dagli organismi marini, altri derivano da fenomeni naturali come vento, pioggia e moto ondoso. A questi si aggiungono i rumori generati dalle attività umane: navigazione, pesca, lavori portuali e cantieri marittimi.

Lo studio del clima acustico subacqueo di una certa area consiste nell’“ascoltare” l’ambiente marino. Per farlo si utilizzano particolari microfoni subacquei chiamati idrofoni. Questi strumenti possono essere impiegati direttamente da un’imbarcazione oppure installati sul fondale marino per registrazioni di lunga durata, capaci di raccogliere dati per mesi o addirittura anni.

Le registrazioni vengono poi analizzate per misurare l’intensità del rumore nelle diverse frequenze, identificarne le sorgenti e seguirne l’evoluzione nel tempo. I dati acustici vengono inoltre integrati con informazioni oceanografiche e biologiche, come temperatura, salinità, profondità e presenza di specie marine, permettendo di ottenere una visione completa del paesaggio sonoro di una determinata area.

Quali sono le principali fonti di rumore subacqueo nell’Alto Adriatico e in che modo queste possono modificare gli equilibri degli ecosistemi marini?

L’Alto Adriatico è un’area particolarmente esposta al rumore subacqueo; si tratta infatti di un mare poco profondo e intensamente utilizzato per per attività commerciali, turistiche e portuali.

La principale sorgente di rumore è rappresentata dal traffico navale: navi mercantili, traghetti, pescherecci e, soprattutto durante l’estate, imbarcazioni da diporto. Motori ed eliche generano rumori continui a bassa frequenza che si propagano facilmente per grandi distanze, creando elevati livelli di rumore di fondo.

A questi si aggiungono altri tipi di suoni, definiti impulsivi, di tipo intermittente, udibili soprattutto in aree portuali o di cantiere; sono generati, ad esempio, da attività come la costruzione e la manutenzione di infrastrutture portuali o l’installazione di opere in mare.

Entrambe queste tipologie di rumore alterano il paesaggio sonoro di uno specifico areale, e possono avere effetti rilevanti sugli ecosistemi: molti organismi marini, infatti, utilizzano il suono per orientarsi, comunicare, individuare prede e predatori, o trovare un partner per la riproduzione e per definire, in sostanza, l’ambiente che li circonda.

Un eccesso di rumore può interferire con questi processi. Ad esempio un rumore forte può indurre immediati effetti sull’apparato acustico del singolo individuo; suoni meno intensi, ma protratti nel tempo, possono causare stress, alterazioni comportamentali e, nel lungo periodo, una diminuzione della qualità dell’habitat, con potenziali ripercussioni sulla popolazione di una data area.

Il monitoraggio condotto da Arpa FVG si inserisce anche in progetti europei transfrontalieri. Qual è il valore aggiunto della cooperazione internazionale nello studio del rumore subacqueo?

Il monitoraggio acustico subacqueo condotto da Arpa FVG, nel golfo di Trieste, è attivo da oltre dieci anni, con dati che vengono raccolti in 13 stazioni di monitoraggio una volta al mese. I risultati emersi da queste campagne di registrazione sono pubblicati sul sito istituzionale dell’Agenzia.

È altresì vero, però, che la diffusione del rumore subacqueo non ha confini: suoni e rumori in mare non conoscono frontiere, è quindi indispensabile la collaborazione tra Paesi e un approccio condiviso. La cooperazione internazionale consente di osservare il fenomeno su scala di bacino, come previsto dalla Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (2008/56/CE), che riconosce il rumore subacqueo come una pressione ambientale da monitorare e gestire.

Lavorare in rete con altri Paesi permette di armonizzare i metodi di misura, confrontare i dati e sviluppare indicatori comuni. Erano questi gli obiettivi del progetto Soundscape, terminato qualche anno fa, e del progetto Undersea, tutt’ora in corso, che vede Arpa FVG tra i partner di una collaborazione italo-croata ormai consolidata. Questo approccio permette di ottenere analisi più solide dal punto di vista scientifico e di fornire strumenti sempre più efficaci per le politiche di tutela ambientale. La cooperazione transfrontaliera contribuisce quindi a trasformare il monitoraggio in uno strumento concreto di gestione sostenibile del mare.

Nel progetto Undersea è stata sviluppata una nuova applicazione di citizen science per la raccolta di dati sul traffico nautico da diporto. In che modo questo strumento contribuisce al monitoraggio del rumore subacqueo?

Si, questo è uno degli aspetti più innovativi del progetto. L’applicazione per smartphone liberamente scaricabile, permette di coinvolgere cittadini e diportisti nella raccolta dati, totalmente anonima, sulla presenza e sulla tipologia delle imbarcazioni da diporto, ottenendo così informazioni diffuse e capillari sulla frequentazione di specifiche aree, difficilmente acquisibili con i soli strumenti tradizionali.

Oltre al contributo scientifico, l’app ha un forte valore educativo, in quanto rende i cittadini parte attiva del monitoraggio e coinvolgere direttamente i cittadini significa aumentare la consapevolezza dell’impatto che anche le attività ricreative, che nel periodo estivo raggiungono densità notevoli, possono avere sugli ecosistemi marini.

Quali evoluzioni tecnologiche o scientifiche potranno rendere più preciso il monitoraggio del rumore in mare e quali scenari si aprono per il futuro?

Il monitoraggio del rumore subacqueo è un settore in rapida evoluzione, anche dal punto di vista normativo. I nuovi strumenti di registrazione permettono di avere sempre più autonomia e dispongono di maggior capacità di memoria per il salvataggio delle registrazioni acustiche; inoltre, grazie al trasferimento dei dati via web sempre più rapido, sarà possibile gestire una rete di sensori sempre più numerosa, consentendo una copertura spaziale via via più ampia.

Anche l’analisi delle informazioni sta facendo passi avanti grazie ai modelli numerici avanzati e all’intelligenza artificiale: oltre a poter gestire una mole di dati fino a qualche anno fa impensabile, permettono di distinguere con maggiore precisione le sorgenti sonore e di riconoscere automaticamente eventi specifici.

Il futuro sarà caratterizzato da una crescente integrazione tra dati acustici, traffico marittimo, condizioni meteo-marine e distribuzione delle specie. L’obiettivo è costruire una rete di monitoraggio sempre più estesa e continua, capace di trasformare il rumore subacqueo in un indicatore strategico per la gestione sostenibile del mare.

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