Non tutte le polveri sono uguali

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Tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio 2023 tutta l’Italia settentrionale sta registrando valori relativamente elevati di polveri in atmosfera, tali sa superare le soglie giornaliere fissate dall’attuale normativa per il PM10 (50 μg/m³).

Questo tipo di situazione è relativamente frequente in questo periodo dell’anno, soprattutto in concomitanza a condizioni meteorologiche di alta pressione, bassa ventilazione e alta umidità.

Quando si parla di polveri è interessante analizzare il rapporto percentuale tra le diverse componenti: PM2.5 e PM10.

Nell'episodio di gennaio-febbraio si osserva una percentuale di PM2.5 relativamente più elevata rispetto al totale del PM10.

Nel dettaglio, se normalmente la frazione più piccola delle polveri (PM2.5) nel periodo estivo si aggira attorno 60% del totale (PM10), nell'episodio di fine gennaio - inizio febbraio la percentuale varia dall’80% al 90%. In altre parole, le polveri attualmente presenti nella nostra atmosfera sono mediamente più piccole del solito.

Questo fenomeno è spiegabile ricordando che le polveri nell’aria non sono solo emesse tal quali, ma una parte significativa e variabile si forma direttamente in atmosfera in condizioni di alta umidità e basse temperature. Questa tipologia di particolato, che viene tecnicamente chiamata secondario, nasce da complesse reazioni chimiche che coinvolgono gli ossidi di azoto e di zolfo oltre all’ammoniaca. Ed è proprio l'ammoniaca a svolgere un ruolo fondamentale per dare origine ai sali quali il solfato e nitrato d’ammonio che compongono il particolato secondario.

La situazione di elevate polveri riscontrata tra fine gennaio-inizio febbraio dovrebbe comunque risolversi nei prossimi giorni con l’arrivo delle perturbazioni che contribuiranno al rimescolamento atmosferico.

Ultimo aggiornamento 3/2/2023

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