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Gli strumenti per la contabilizzazione delle esternalità ambientali

Gli strumenti per la contabilizzazione delle esternalità ambientali

Misurare la quantità di impatti che l’attività umana esercita sull’ambiente (quelle che generalmente sono definite le esternalità ambientali) è il primo passo per dare un valore al capitale naturale, e poter quindi inserire tale valore all’interno di valutazioni di tipo economico e di pianificazione del territorio. Molti sono gli strumenti disponibili. Eccone alcuni dei più conosciuti:

  • Life Cycle Assessment (LCA), uno strumento metodologico per misurare l’impatto ambientale tenendo conto dell’intero ciclo di vita di un prodotto/servizio.
    Alla base del concetto di LCA c'è la convinzione che non sia nè efficace nè etico ridurre l'impatto ambientale di un prodotto guardando ad esempio solo al momento della sua produzione, ignorando quel che c'è a monte (fornitori, materie prime etc) e a valle (utilizzo, smaltimento). L’approccio pertanto deve essere dalla culla alla tomba, o meglio ancora, in un’ottica di economia circolare, dalla culla alla culla. Senza tale approccio si rischia di spostare il problema da una regione geografica all’altra, o da un comparto ambientale all’altro.
  • L’impronta ambientale di prodotto (PEF-Product Environmental Footprint) e di organizzazione (OEF-Organization Environmental Footprint) sono utilizzate per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. L’impronta ambientale misura quanta superficie in termini di terra e acqua la popolazione umana necessita per produrre, con la tecnologia disponibile, le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti prodotti. Si possono misurare l’impronta ambientale di un individuo, di una città, di una popolazione, ma anche di una azienda o di un prodotto. Viene comunque richiesto un approccio LCA alla base.
  • L’impronta di carbonio (CF- Carbon Footprint), ossia le tonnellate di anidride carbonica equivalente (tCO2eq) che esprimono l’effetto quantitativo prodotto sul clima da tutti i gas clima-alteranti del Protocollo di Kyoto emessi nella produzione di un prodotto/servizio, o da un’organizzazione nello svolgimento della sua attività: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ossido nitroso (N2O), il gruppo degli idrofluorocarburi (HFCs), dei perfluorocarburi (PFCs) e l’esafluoruro di zolfo (SF6). Anche in tal caso la scelta dei “confini” del sistema all’interno del quale misurare la CF determinano fortemente il risultato finale, ed un approccio dalla culla alla tomba è raccomandato.

Ultimo aggiornamento 14/3/2022

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