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Elementi di qualità: corpi idrici lacustri

Per i corpi idrici lacustri, lo stato ecologico è individuato, ai sensi del D.M. 260/2010 in base ai seguenti elementi:

  • elementi di qualità biologica: fitoplancton, diatomee e macrofite e  macroinvertebrati bentonici;
  • elementi fisico-chimici a sostegno degli elementi di qualità biologica: condizioni di ossigenazione, condizione dei nutrienti ed altri elementi a scopo interpretativo (condizioni termiche, conducibilità, stato di acidificazione);
  • elementi di qualità idromorfologica a sostegno degli elementi di qualità biologica: volume e dinamica del flusso idrico, connessione con il corpo idrico sotterraneo, continuità fluviale, variazione della profondità e della larghezza del fiume, struttura e substrato dell’alveo, struttura della zona ripariale;
  • elementi chimici a sostegno degli elementi di qualità biologica: altri inquinanti specifici non presenti nell’elenco di priorità, monitorati nella matrice acqua.

Fitoplancton lacustre

Il fitoplancton lacustre è un gruppo di organismi per la maggior parte autotrofi, appartenenti a diversi gruppi tassonomici, che vivono lungo la colonna d’acqua nella zona fotica. Le comunità sono influenzate principalmente dalle correnti, da fattori abiotici (ad esempio la luce, la concentrazione ed il rapporto dei nutrienti, la temperatura e l’acidità) e biotici (competizione con altre specie, grazing o lisi virale). I principali gruppi tassonomici rilevati appartengono a Diatomee, Dinoflagellati, Criptofite, Crisofite, Clorofite, Euglenofite e Cianofite. 

Il fitoplancton, campionato in tutti i corpi idrici lacustri, siano essi naturali o artificiali, è un buon indicatore sia sul lungo che breve periodo, dando informazioni sullo stato trofico, inquinanti organici, acidificazione delle acque, inquinamento da metalli pesanti, oltre a comprendere specie potenzialmente tossiche per l'uomo.

La valutazione della componente fitoplanctonica viene effettuata tramite analisi della successione stagionale, con sei campionamenti/anno che corrispondono alle quattro stagioni e ai periodi di transizione tra primavera-estate e estate-autunno. Nei laghi naturali lo sviluppo della biomassa algale è strettamente legata alla disponibilità di nutrienti, con una comunità costituita prima da Diatomee, che poi evolve con composizione di organismi diversi da zona a zona. Negli invasi artificiali, invece, la dinamicità dell’ambiente e la mancanza di stratificazione termica riduce la successione fitoplanctonica, con presenza degli stessi organismi in tutto l’anno.

Il campionamento del fitoplancton viene condotto da mezzo natante nel punto corrispondente alla massima profondità del lago e preferibilmente in posizione centrale per evitare l’influenza della fascia litorale o della diga nel caso di invasi artificiali. La strumentazione utilizzata consente un campionamento integrato lungo la colonna d’acqua fino ad una profondità corrispondente allo sviluppo della zona fotica.

Il campione viene frazionato: una parte viene utilizzata per la determinazione della clorofilla (µg/l) con lo spettrofotometro a doppio raggio e una parte viene fissata in soluzione di Lugol (I2 + KI) e trasportato in laboratorio per la determinazione col microscopio ottico invertito. Dopo aver fatto sedimentare il campione su una cameretta di sedimentazione (in un volume determinato in base alla concentrazione di clorofilla a rilevata), si procede ad un conteggio con diverse modalità a seconda della grandezza degli organismi riscontrati. Contestualmente si misura anche il biovolume della cellula o della colonia, assimilando gli organismi ad un solido di riferimento. 

La lista degli organismi rilevata in un anno di campionamento, corredata dell’informazione sull’abbondanza e biovolume medio, e il valore della clorofilla vengono utilizzati per il calcolo dell’indice PTIot e conseguente applicazione della metodica di classificazione IPAM, con criteri stabiliti dall’Allegato I alla Parte Terza del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. I valori di riferimento utilizzati variano per ogni macrotipo, che viene identificato in base alla natura del corpo idrico lacustre, alla profondità massima e al carattere polimittico o meno.

Macrofite acquatiche

Le macrofite acquatiche sono un gruppo eterogeneo che comprende numerosi taxa vegetali macroscopici presenti negli ecosistemi acquatici, che possono colonizzare ambienti strettamente acquatici e habitat ad essi connessi. Comprendono fanerogame erbacee, pteridofite, briofite e alghe formanti aggregati macroscopicamente visibili.

Le macrofite integrano le diverse caratteristiche temporali, spaziali, chimiche, fisiche e biologiche dell’ambiente che colonizzano, risultando quindi degli ottimi indicatori biologici. La comunità macrofitica lacustre risulta sensibile in particolar modo alle variazioni delle caratteristiche chimico-fisiche e delle componenti idromorfologiche (batimetria, qualità del substrato) dell’ambiente in cui vivono. Inoltre, la loro mobilità limitata ed il medio-lungo ciclo vitale che le caratterizza, permettono di evidenziare con particolare sensibilità lo stato trofico sito-specifico e gli effetti cumulativi di vari fattori di stress nel corso del tempo.

L’analisi della composizione e della struttura di tale comunità viene effettuata in zone dove la cenosi macrofitica risulti omogenea in termini di specie presenti, tramite l’ispezione di transetti percorsi con una barca in direzione perpendicolare alla sponda.

Per ogni intervallo di profondità di un metro vengono previsti quattro punti di campionamento in cui effettuare il rilievo (due a prua e due a poppa), tramite l’analisi delle specie presenti e l’assegnazione di un coefficiente di abbondanza ad ognuna di esse. L’osservazione può essere effettuata usando un batiscopio, una telecamera oppure ricorrendo ad un campionamento casuale utilizzando un rastrello. Il riconoscimento delle specie presenti viene effettuato in campo, con successiva conferma in laboratorio per i taxa che lo necessitino.

L’informazione fornita dall’analisi della comunità macrofitica lacustre nell’ecoregione alpina viene tradotta dall’applicazione dell’indice multimetrico MacroIMMI - Macrophytes Italian MultiMetrics Index (Oggioni et al., 2011). Questo metodo prevede la valutazione di tutte le macrofite presenti nei transetti considerati, con l’unica eccezione per le alghe macroscopiche, per le quali si prevede la valutazione solo di quelle appartenenti al gruppo delle Characeae.

L’indice MacroIMMI è composto da tre metriche - Zcmax massima profondità di colonizzazione, Sk score trofico e B&C indice di dissimilarità di Bray-Curtis – che, una volta normalizzate e mediate, permettono di integrare le diverse informazioni da esse fornite. Viene effettuato un unico campionamento annuale nel periodo di massimo sviluppo della comunità vegetale acquatica e la la classe di qualità corrispondente viene stabilita confrontando il valore di IBMR medio con i limiti del metodo di classificazione proposto dal D. Lgs. 152/2006 e s.m.i..

Macoinvertebrati bentonici

I macroinvertebrati bentonici nell’ambiente lacustre vivono all’interno del sedimento (endobenthos) o su di esso (epibenthos); nel sedimento essi spesso costruiscono tubi (Oligocheti, Chironomidi) o si muovono sopra di esso (benthos vagile, Crostacei, Efemerotteri etc.). Nei sedimenti possono infine svolgere l’intero ciclo vitale (Oligocheti) o solo una parte di esso (Insetti).

I sedimenti svolgono un ruolo fondamentale nei processi chimici e biologici dell’ecosistema lacustre, in quanto le sostanze disciolte nell’acqua sovrastante vi si accumulano per adsorbimento; la capacità di trattenere o rilasciare diversi elementi come il  fosforo condiziona lo stato trofico e la produttività del lago. Nello studio della fauna bentonica di un lago pertanto andranno tenute in considerazione le caratteristiche fisiche e chimiche dei sedimenti.

Nel redigere un piano di campionamento si deve tener conto della variabilità spaziale e temporale dei macroinvertebrati bentonici e degli impatti antropici a cui il lago è sottoposto.             

Un programma di minima prevede che vengano effettuati due campionamenti annuali. Il primo deve essere effettuato durante il periodo di piena circolazione del lago a fine inverno inizio primavera, prima che il lago vada incontro al processo di stratificazione termica estiva (in caso di laghi monomittici caldi, con circolazione inverno-primaverile e stratificazione estiva). Il secondo campionamento deve essere effettuato durante il periodo di massima stratificazione (fine-estate), quando il lago è presumibilmente nel peggiore stato ecologico.

In caso di laghi dimittici è da dare priorità al periodo di piena circolazione primaverile rispetto al periodo di circolazione autunnale in quanto in primavera più che in autunno si osserva una elevata diversità di specie; resta ferma la necessità di fare un secondo campionamento alla fine del periodo di massima stratificazione. 

Il numero di transetti e delle stazioni viene stabilito caso per caso, tenendo conto dell’estensione del lago (oltre che dalla possibile diversificazione degli habitat). La scelta della posizione del transetto deve tenere conto della variabilità degli habitat lungo il perimetro del lago. Nei piccoli laghi, per i quali può essere previsto un unico transetto, questo deve essere scelto in modo da campionare l’habitat più esteso presente nel lago.

In base al tipo di sedimento (limoso, sabbioso, pietroso), alla presenza di macrofite acquatiche nella zona fotica, alla profondità della stazione di campionamento e al tipo di raccolta che si decide di operare (raccolta manuale, tramite retino, attraverso l’uso di benne e draghe), è possibile utilizzare strumenti differenti. In Friulli Venezia Giulia i macroinvertebrati vengono campionati utilizzando una benna Ponar di dimensioni 33 x 42 x 16 cm che preleva i sedimenti molli.

Lungo ogni transetto sono previste delle stazioni scelte in corrispondenza, ove possibile, delle tre fasce o zone litorale, sublitorale, profonda.

La zona litorale corrisponde alla zona eufotica (bene illuminata), compresa tra la linea di costa ed alcuni metri di profondità, ed in genere coincide con il limite di sviluppo delle macrofite sommerse (Potamogeton, Chara, etc.). La zona sublitorale corrisponde ad una zona più scarsamente illuminata e al metalimnio (= termoclinio estivo, quando il lago si trova nella condizione di massima stratificazione) o, nei laghi con buona trasparenza delle acque, si trova dopo il limite inferiore della fascia colonizzata da macrofite sommerse; spesso è una zona di deposito di conchiglie di molluschi (shell zone). La zona profonda corrisponde alla zona ipolimnica del lago, priva di illuminazione, in genere caratterizzata da sedimento fine. Entro ogni stazione sono previsti più campioni replicati (min 3, max 5).

Subito dopo il prelievo si risciacqua ciascun campione all’interno di un retino a base quadrata dotato di rete a maglie di 250 micron al fine di eliminare il sedimento fine in eccesso.I campioni vengono poi posti in barattoli etichettati, e che vengono tempestivamente portati in laboratorio per lo smistamento sotto stereomicroscopio e gli esemplari individuati vengono conservati in provette riempite con alcol etilico al 90%, per la successiva determinazione specifica. Dato che le operazioni di smistamento di tutto il materiale raccolto possono richiedere alcuni giorni, i campioni in attesa di essere analizzati vengono conservati in cella frigo.


Allo stato attuale, il D.Lgs 152/06 non prevede che i corpi idrici lacustri italiani vengano classificati tramite la fauna macrozoobentonica anche se il campionamento è ritenuto necessario per quanto riguarda i corpi idrici naturali. Inoltre, l’indice BQIES sviluppato per la classificazione dei laghi e che valuta lo stato trofico attraverso i macroinvertebrati non è ancora applicabile per la realtà del Friuli Venezia Giulia.

Ultimo aggiornamento 14/1/2022

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