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Da Glasgow al Friuli Venezia Giulia: le scelte di oggi e i nostri possibili futuri climatici

16/11/2021
Mappa dell’Italia con il cambiamento della temperatura media annua di Udine a partire dal trentennio di riferimento 1961-1990 rappresentato come «spostamento» della città verso sud, calcolato confrontando le proiezioni climatiche per Udine al 2070-2100 negli scenari RCP 2.6 e 8.5 (ICTP per ARPA FVG, 2018) e la media climatica 1961-1990 di Pescara e Catania

Il 14 novembre 2021 si è conclusa la Conferenza mondiale sul clima COP26 tenutasi a Glasgow, un evento di grande complessità e importanza per il futuro climatico del nostro pianeta, a cui possiamo ricollegare alcune analisi e considerazioni rilevanti per la nostra realtà regionale.

 

La COP26, ossia la XXVI sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (UNFCCC), è stata uno dei passi nel lungo percorso di un negoziato multilaterale che è stato avviato trent’anni fa, nel 1992, con l’approvazione della UNFCCC e che ha avuto nella COP3 di Kyoto nel 1997 e nella COP21 di Parigi del 2015 i momenti più “famosi”, con l’approvazione dei rispettivi accordi (Protocollo di Kyoto e Accordo di Parigi). Nelle COP, in ogni appuntamento annuale scandito da un’agenda prestabilita, si prendono molteplici decisioni, spesso importanti per la preparazione o l’applicazione degli accordi, ponendo nuovi tasselli nel complesso percorso del negoziato globale per fronteggiare i cambiamenti climatici, anche accogliendo compromessi che consentano comunque di fare dei passi in avanti.

 

Anche sugli esiti della COP26 le letture e le valutazioni sono complesse, ma in estrema sintesi la novità principale è i che i 197 Paesi partecipanti condividono ora l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi rispetto alla temperatura del periodo pre-industriale: quello che era un auspicio nell’accordo di Parigi (che puntava ai 2 gradi, e possibilmente a un valore ben inferiore) diventa ora l'obiettivo principale. Per raggiungerlo, il Patto di Glasgow stabilisce che al 2030 tutti gli stati firmatari dovranno tagliare le emissioni di anidride carbonica del 45% rispetto al 2010, azzerando le emissioni nette “intorno” alla metà del secolo (e su questo fronte l’UE ha già stabilito traguardi anche più ambiziosi, con la recente Legge europea sul clima). A fronte di formulazioni poco stringenti rispetto a questo e ad altri impegni, imposte da alcuni Paesi, e all’inadeguatezza delle conclusioni sugli aiuti ai Paesi meno sviluppati per affrontare la crisi climatica, vanno rilevati progressi su punti importanti quali la trasparenza della reportistica sulle emissioni e il sostegno all’adattamento, nonché la stipula durante la Conferenza di accordi multilaterali come quello per la riduzione delle emissioni di metano e quello sullo stop alla deforestazione al 2030.

 

Molti altri sono stati i temi e i prodotti del negoziato (riassunti ad esempio nel comunicato dell’ANSA “Cop26, che cosa è stato deciso alla conferenza”), ma al di là dei risultati sul piano formale e a scala globale, è emerso comunque con forza il ruolo degli attori non governativi - imprese, università, operatori finanziari, città e Regioni – alleati nell’impegno a raggiungere la neutralità climatica a metà del secolo in corso anche tramite il progetto delle Nazioni Unite “Corsa verso lo zero” (Race to Zero).

 

Le Regioni sono quindi protagoniste nell’azione climatica sia in termini di mitigazione (riduzione delle emissioni che causano i cambiamenti climatici) sia in termini di adattamento (riduzione degli impatti dei cambiamenti climatici).

 

In Friuli Venezia Giulia, le evidenze di come il clima sia cambiato negli ultimi decenni, le proiezioni climatiche fino a fine secolo e i possibili impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi naturali e sui diversi settori socio economici sono stati illustrati nello Studio conoscitivo dei cambiamenti climatici e di alcuni loro impatti in Friuli Venezia Giulia (ARPA FVG, 2018) realizzato da ARPA FVG su mandato dell’Amministrazione regionale in collaborazione con le Università di Udine e di Trieste, ICTP, OGS, CNR-ISMAR e la stessa Regione.

 

Ad esempio, se prendiamo i dati di temperatura media annua di Udine e confrontiamo la media del trentennio 1961-1990 (12.9 °C) con quella del trentennio 1991-2020 (13.5 °C), evidenziamo come il clima attuale di Udine corrisponda, come temperatura, grossomodo a quello di Ancona nel 1961-1990 (13.4 °C): è come se la città si fosse spostata decisamente più a sud. E se guardiamo alle proiezioni climatiche prodotte da ICTP, vediamo (come rappresentato nell'immagine allegata) che a fine secolo (2070-2100), Udine potrebbe “spostarsi” climaticamente fino a Pescara, nel caso si intraprendesse subito un percorso di decisa riduzione delle emissioni climalteranti (in questo caso la temperatura media annua di Udine sarebbe intorno ai 14.5 °C, valore vicino ai 14.3 °C della città abruzzese nel 1961-1990), o addirittura fino a Catania, nel caso si mantenesse un trend crescente delle emissioni (in questo caso la temperatura media annua di Udine sarebbe intorno ai 17.4 °C, valore vicino ai 17.3 °C della città siciliana nel 1961-1990).

 

Le politiche di riduzione delle emissioni, più o meno ambiziose, determineranno quindi il futuro climatico anche della nostra regione e sarà sempre più indispensabile la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti e uno stretto collegamento tra la conoscenza tecnico-scientifica dei fenomeni e le scelte di pianificazione e gestione dei territori, anche in termini di adattamento agli effetti del clima che cambia. Ciò vale a tutti i livelli, dalla scala globale a quella locale: in Friuli Venezia Giulia un nuovo passo importante è ora in vista, con la prevista istituzione ufficiale del Comitato regionale clima FVG da parte della Regione, Comitato che sarà coordinato da ARPA FVG e sarà composto dagli enti scientifici e di ricerca che già avevano collaborato allo Studio 2018, insieme a referenti della stessa amministrazione regionale