sei in: home page » OSMER Stampa

Clima e cambiamenti climatici nelle aree montane del Friuli Venezia Giulia

La straordinaria ricchezza e diversità di tratti – ambientali, paesaggistici, culturali, linguistici - propria del Friuli Venezia Giulia, terra di incontro tra regioni naturali e geografiche diverse, si rispecchia anche nel clima. Questo territorio, incastonato fra il sistema alpino (con le Alpi Carniche e Giulie) e il mare Adriatico, presenta condizioni climatiche che sfumano una nell’altra, dando luogo a una varietà sorprendente di situazioni locali: si trovano, in un breve raggio, condizioni tipicamente mediterranee, continentali, di transizione e alpine.  A queste ultime dedichiamo qui un approfondimento.

Volendo descrivere il clima delle nostre Alpi e Prealpi, possiamo individuare alcuni tratti comuni a tutta l’area montana, ma anche caratteristiche climatiche diversificate che ci consentono di suddividere il territorio montano in alcune sotto-zone omogenee in funzione delle diverse grandezze meteorologiche. Di questa realtà così complessa proponiamo qui una sintesi, tramite brevi descrizioni affiancate da alcuni dei dati più significativi; per approfondimenti rimandiamo alle Schede climatiche territoriali del Friuli Venezia Giulia redatte da ARPA FVG – OSMER, che descrivono il clima di ciascuna zona omogenea per ciascuna grandezza: precipitazioni, temperatura, vento, radiazione solare.

 

Precipitazioni

La montagna del Friuli Venezia Giulia è caratterizzata da un’elevata piovosità in tutte le stagioni, con dati da record sia a livello italiano che europeo:

  • record italiano di precipitazione in 1 anno: 6103 mm a Uccea (Prealpi Giulie) nel 1960;
  • record italiano di precipitazione in 1 mese: 1900 mm a Uccea (Prealpi Giulie) nel novembre 1951.

Quella del Friuli Venezia Giulia è l’area montana d’Italia con la massima frequenza di temporali estivi ed è anche soggetta al verificarsi di piogge intense concentrate nell’arco di 24-48 ore, in genere in occasione di perturbazioni autunnali, che danno luogo ad eventi alluvionali in pianura (i più rilevanti negli anni 1965, 1966, 2002).

La piovosità varia però notevolmente tra la fascia prealpina - che si affaccia a sud sulla pianura friulana ed è esposta ai flussi di aria umida meridionale i quali, forzati qui a moti verticali, si traducono in piogge copiose – e le zone più interne:

  • nella fascia prealpina le precipitazioni medie annue raggiungono valori (dai 2.700 ai 3.300 mm) da primato europeo;
  • nella fascia alpina interna, a Nord delle Prealpi Carniche e Giulie, la piovosità media annua decresce progressivamente fino a valori di 1.400 – 1.600 mm, molto simili a quelli della media pianura friulana.
20170125_mappaPioggiaFVG 20170125_MappasStazioniMeteorologicheDiRiferimento-AreeMontaneFVG
Friuli Venezia Giulia - Precipitazioni  medie annue
(dati rete meteorologica regionale 1961-2013)

Stazioni meteorologiche di riferimento per le diverse aree montane del Friuli Venezia Giulia

 Per quanto riguarda la distribuzione delle piogge nell’arco dell’anno, in montagna come in tutta la regione, il mese mediamente meno piovoso è febbraio, con valori intorno ai 120-140 mm nella zona prealpina e molto inferiori nelle zone più interne (50-80 mm). Durante la primavera le piogge man mano aumentano fino a raggiungere tra maggio e giugno un primo picco intorno ai 250-300 mm mensili sulle Prealpi. A luglio le piogge diminuiscono per poi risalire nuovamente a partire dalla terza decade di agosto. La stagione autunnale è decisamente la più piovosa e i dati medi mensili di precipitazione raggiungono i 400 mm a Uccea (Prealpi Giulie).

20170125_graficoPioggeMensiliMontagnaFVG 20170125_neve_casera_tuglia_20140325
Andamento delle precipitazioni medie mensili
in diverse località montane nel corso dell’anno
(dati rete meteorologica regionale 1961-2013)
 
Sella Tuglia, marzo 2015

Anche le cospicue precipitazioni nevose sono una caratteristica delle nostre montagne: in alcuni inverni i quantitativi di neve fresca superano i 10 m (zona M.te Canin) e l’intensità della precipitazione nevosa può raggiungere 1 metro di accumulo in 24 ore con relativa frequenza.

Una particolarità è che la quota neve può portarsi anche 1000 m al di sotto dello zero termico per l’intensità della precipitazione.

 

Per approfondimenti sulle precipitazioni nelle diverse zone montane, sono disponibili le schede climatiche:

 

Temperatura

La temperatura media annua registra i valori piuttosto diversificati nel territorio montuoso della regione, dove la temperatura è profondamente influenzata non solo dall’altitudine, ma soprattutto dall’esposizione e dall’orientamento delle catene montane delle Prealpi e Alpi Carniche e Giulie, dall’appartenenza ai sistemi idrografici (Adriatico e Mar Nero) ed ai bacini fluviali (Piave, Livenza, Tagliamento, Isonzo, Drava), dalla conformazione delle valli.

Alcuni dati:

a Gemona (184 m s.l.m.), dove la valle del Tagliamento si allarga verso le morene, la temperatura media annuale si attesta intorno ai 12,7 °C;

nelle località più interne e di fondovalle, come ad esempio Barcis (468 m s.l.m., Prealpi Carniche), Pontebba (590 m s.l.m., Canal del Ferro) e Tolmezzo (circa 300 m s.l.m., Carnia) tale valore è compreso tra 9-11 °C;

sulle vette i valori sono nettamente inferiori: 4,4 °C sul monte Matajur (1630 m s.l.m., Prealpi Giulie), poco meno di 3 °C sul monte Lussari (1760 m s.l.m., Tarvisiano), poco meno di 4 °C sul monte Zoncolan (1750 m s.l.m., Carnia).

Da notare che l’influsso del bacino danubiano determina nel Tarvisiano, a parità di quota, temperature più basse rispetto alle restanti zone montane regionali. Le Alpi Giulie risultano in generale più fredde delle Carniche.

Considerando le temperature medie mensili, l’andamento annuale registra in generale i valori massimi nei mesi di luglio e agosto e i valori minimi tra gennaio e febbraio.

20170125_graficoTmedieAnnueMontagnaFVG
Andamento della temperatura media mensile in diverse località montane
del Friuli Venezia Giulia nel corso dell’anno 
(dati rete meteorologica regionale 1991-2010)

In funzione della quota le temperature minime assolute possono essere molto rigide sulle vette:

solitamente ogni anno si toccano i -13 °C Sul Matajur, i -17 °C sul M.te Lussari, i -15 °C sullo Zoncolan, ma in alcuni casi si sono toccati anche valori nettamente inferiori (es. il 28/02/2005 sul M.te Lussari si è scesi sotto i -22°C).

In determinate situazioni topografiche, quali avvallamenti in alta quota, si possono misurare minime ancora più basse:

ad esempio in una recente campagna di misura, dal 2009 al 2015, si sono registrate punte di circa -15 °C in località Casera Chialedina (838 m s.l.m. in comune di Claut), -24.6 °C in località Prati del Bartolo (1080 m s.l.m. in comune di Malborghetto-Valbruna), -32 °C in località Conca Prevala (1783 m s.l.m. in comune di Chiusaforte), -24 °C in località Sella Tuglia (1580 m s.l.m in comune di Forni Avoltri).

Anche in valle le minime annuali sono molto rigide:

mediamente ogni anno si scende sotto i: -11 °C a Barcis, -9 °C a Gemona, -17 °C a Tarvisio (nel 1987 -24 °C e addirittura -28 °C presso il valico di Fusine in Val Romana), -8 °C a Tolmezzo.

Rilevante è l’escursione termica annua: la temperatura può variare a fondovalle anche di 60 °C in un anno. Una delle particolari caratteristiche del Tarvisiano e in particolare di Fusine, zona abitata e posta a 900 m s.l.m. (quindi sotto i 1000 m di quota) di poter avere d’inverno temperature minime di -30 °C mentre le massime possono superare i +30 °C.

È anche interessante notare come nelle località di valle (specie se la valle è stretta) le temperature minime sono, rispetto alla quota, proporzionalmente molto più fredde che nelle località di vetta: questo a causa di una più spiccata inversione termica notturna, che determina una maggiore escursione termica.

Per esempio la differenza tra la media annuale delle temperature massime giornaliere e quella delle minime è, nelle località di fondovalle, di 10,5 °C a Barcis, di 11,7 °C a Enemonzo, di 10,1 °C a Pontebba e di 11,2 °C a Tarvisio, mentre tale differenza, sulle vette montane, si riduce a 5,1 °C sul M.te Matajur e a 6,2 °C sullo Zoncolan e sul M.te Lussari.

 

Per approfondimenti sulla temperatura nelle diverse zone montane, sono disponibili le schede climatiche:

 

Vento

 

Nella zona alpina e prealpina del Friuli Venezia Giulia il regime dei venti dipende da caratteristiche molto locali del territorio, quali l’orientamento delle valli, la loro profondità e larghezza oltre che l’esposizione all’irraggiamento solare. Quindi, ogni sito montano possiede le proprie caratteristiche di circolazione dell’aria, le quali possono differire sostanzialmente da quelle di zone geograficamente molto vicine.

Nei fondi valle la velocità del vento varia molto sul territorio ed è comunque mediamente più bassa rispetto a quella misurata nelle stazioni di vetta. In genere in valle la velocità media annuale a 10 m d’altezza non supera 1,5/2 m/s. Importanti eccezioni sono i ristringimenti nelle valli ove il vento tende ad accelerare; ricordiamo ad esempio la stretta della valle del Tagliamento a Venzone tra monte Plauris e San Simeone. Nei fondo valle la direzione prevalente da cui il vento spira è determinata dall’orientamento della valle stessa.

Il regime anenometrico in valle è determinato prevalentemente dalle brezze, da monte di notte e da valle di giorno, che si incanalano nella direzione della valli. In genere la brezza di valle tende ad essere un po’ più intesa rispetto a quella di monte.

Ad esempio ad Enemonzo la brezza che di giorno risale la valle del Tagliamento da est ha una velocità media di 2,5/3 m/s, di notte la brezza che scende dai monti da ovest spira con una velocità media di 1/1,5 m/s.

Nel Tarvisiano al regime delle brezze si sovrappongono i venti sinottici che soffiano alternativamente da est o da ovest. Similmente l’orografia è determinante anche a Gemona, dove la zona alpina si apre verso la pianura, e quindi il vento dominate proviene da nord

Sulle vette l’andamento dei venti non risente molto del regime delle brezze ma è per lo più determinato dai venti dominati sinottici. Tali venti vengono incanalati, e anche rallentati, in funzione della conformazione orografica locale.

Così sul Matajur (quota 1630 m s.l.m.) i venti, che soffiano più frequentemente da sud-ovest, presentano una velocità media annuale di.4,8 m/s, sul Lussari (1760 m s.l.m) e sullo Zoncolan (1750 m s.l.m.) dove i venti dominanti spirano da est e nord-est oppure da sud-ovest si misurano delle velocità medie di 3,2 - 3,5 m/s e sul monte San Simeone (1503 m s.l.m.) con direzione prevalenti dei venti da nord e da sud le medie annuali sono di 2.6 m/s.

Mediamente sulle cime i venti sono più intensi nei mesi invernali:

ad esempio sul Matajur da ottobre ad aprile la velocità media del vento si attesta intorno i 5.2 m/s mentre da maggio a settembre è di 4.4 m/s .

In valle gli episodi di vento particolarmente intenso sono generalmente legati ai temporali estivi:

ricordiamo  il temporale del 16/06/2009 quando a Enemonzo si sono misurati 33.1 m/s (119 Km/h) da nord-ovest.

Le vette dove si registrano gli episodi di vento più intenso sono quelle poste subito a nord della pianura:

così sul mote San Simeone dal 2000 al 2013 si sono misurati 15 volte raffiche superiori ai 30 m/s (108 km/h) di cui 6 superiori ai 40 m/s ( 144 km/h) provenienti sia da nord che da sud arrivando a misurare il 29/2/2004 i 45.5 m/s (164 Km/h) da sud;

sulla Pala d’Altei 3 o 4 volte all’anno si registrano giornate con vento massimo superiore ai 30 m/s legati sia a episodi temporaleschi estivi, sia a fronti tardo estivi-autunnali con entrata da nord-ovest, sia alle grandi piogge di flusso autunnali con provenienza sud-occidentale;

sul monte Matajur raffiche superiori ai 30 m/s si registrano ben 7-8 giorni in un anno provenienti per lo più da sud, sud-est e nord-ovest.

Sulle cime dei monti più interni alla catena alpina gli episodi di vento forte sono più rari:

sullo Zoncolan e sul Lussari il numero di giorni in cui si misurano raffiche superiori ai 30 m/s è uno ogni 2-3 anni.

Non mancano episodi di “vento di caduta” che nella maggior parte possono essere ricondotti al Fhoen, ma che in particolari circostanze vedono delle masse d’aria molto secche (e quindi pesanti) scendere letteralmente in direzione verticale determinando danni anche importanti nelle valli (es. Forni Avoltri 2008, nella foto).

 

20170125_DanniVentoForniAvoltri2008

 

Per approfondimenti si veda la scheda climatica:

 

Radiazione solare

In Friuli Venezia Giulia le zone alpine e prealpine sono quelle ove le misure annue di radiazione solare risultano minori.

In realtà, durante la stagione invernale sulle cime la radiazione solare risulta più elevata che nel resto della regione per l’assenza di nebbie, foschie e nuvole basse.

Al contrario, durante il periodo estivo queste zone sono caratterizzate da frequenti piogge e annuvolamenti, specie pomeridiani e, per contro, man mano che si scende verso il mare il cielo risulta maggiormente sereno.

In montagna si registrano notevoli variazioni della radiazione solare in funzione della quota: d’estate le stazioni di vetta risultano molto meno soleggiate di quelle di valle per la maggiore nuvolosità che si verifica sulle cime. Al contrario d’inverno le cime sfuggono alle situazioni di nubi basse da inversione termica che spesso caratterizzano i fondo valle e ovviamente sono meno ombreggiate dai rilievi circostanti.

Oltre al dato meteorologico anche l’orografia modifica in modo sostanziale la radiazione solare al suolo: nei versanti con esposizione meridionale la radiazione globale media annuale arriva fino a 5500-6000 MJ/m2 mentre nei versanti esposti a nord la radiazione può essere inferiore ai 2500 MJ/m2.

La somma di questi vari apetti fa sì che le stazioni ove si registra una radiazione globare più bassa siano quelle poste nelle valli prealpine più piovose e strette: a Musi si regista una radiazione media annua pari a 3700  MJ/m2. Al contrario nella più ampia e meglio esposta stazione di Tolmezzo si superano i 4500 MJ/m2.

 

Per approfondimenti si veda la scheda climatica:

 

Cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici ormai evidenti a livello globale continuano a manifestarsi anche in Friuli Venezia Giulia: il segnale più evidente è l’aumento delle temperature, in alcuni casi in misura anche maggiore rispetto alle tendenze globali: l’analisi delle temperature medie annuali in regione nel periodo 1991-2016 evidenzia un riscaldamento di oltre 1°C rispetto alle medie che si registravano nella prima metà del  XX, secolo con un’accelerazione nei decenni più recenti.

20170125_graficoTmediaAnnuaZoncolan

Temperature medie annuali Monte Zoncolan (1995-2016)

Questa tendenza si riscontra anche nelle zone montane: oltre che dai dati dell’ultimo ventennio elaborati da ARPA FVG – OSMER (es. M.te Zoncolan), l’aumento della temperatura media annuale è evidenziato anche nelle serie storiche elaborate dal Servizio meteorologico austriaco (ZAMG) nell’ambito del Progetto europeo CLIVALP (2006) (HISTALP Project,2011) per l’area alpina: in particolare, nella sub-regione Sud-Est delle Alpi, che comprende anche il Friuli Venezia Giulia, si nota un aumento della temperatura di circa 1 °C negli ultimi trent’anni.

Anche recenti studi dell’Agenzia per l’Ambiente della Slovenia (ARSO, 2010, 2011) evidenziano:

  • un aumento della temperatura media dell’aria di circa 1 °C a partire dal 1990, rispetto al periodo di riferimento 1960-1990;
  • una riduzione dello strato di neve al suolo nel periodo 1850-2010.

 

I ghiacciai sulle Alpi hanno dimezzato il volume in 100 anni e in Friuli Venezia giulia sono di fatto scomparsi.

Nel dicembre 2015 si sono registrate temperature elevate senza precedenti nelle serie storiche delle Alpi Orientali. Per la prima volta in 150 anni le temperature medie mensili di dicembre sono state superiori a 0 °C a quote anche di 2500 m s.l.m., con anomalie medie di oltre 7 °C rispetto alla media climatica 1971-2000 in stazioni sopra i 2000 m s.l.m.. Queste temperature hanno causato fenomeni di ablazione invernale dei ghiacciai di entità mai registrata prima (Renato R. Colucci, Filippo Giorgi, Csaba Torma “December 2015: Unprecedented climatic conditions in the Eastern Alps”, EMS Annual Meeting Abstracts, Vol. 13, EMS2016-730, 2016).

 

Riguardo alle precipitazioni, è invece più difficile individuare tendenze significative nell’andamento dei valori totali, che risultano molto variabili nel tempo, con il susseguirsi di annate piuttosto siccitose e di altre molto piovose.

Ciò che è invece evidente è un innalzamento della quota della neve, che a valle permane in genere meno che in passato. La LAN (linea nevi affidabile ad uso turistico/sci), posta attualmente oltre i 1500 m,sale di 150 m con un aumento di temperatura di 1°C. Ciò ha e avrà sempre più un impatto sul turismo invernale in montagna, ma comporterà anche una riduzione delle riserve idriche tardo-primaverili/ estive disponibili per le attività produttive nelle aree di pianura.



ultimo aggiornamento: lunedì 30 gennaio 2017