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Impermeabilizzazione

 

Il consumo del suolo

Impermeabilizzazione del suoloIl consumo di suolo dovuto alla realizzazione di nuove aree residenziali, industriali e commerciali nonché di aree adibite a servizi, attività estrattive, strade, ferrovie ecc., rappresenta un serio problema a livello nazionale ed europeo che porta alla sigillatura (Soil sealing) o impermeabilizzazione dei suoli.

Coprire un suolo per un lungo periodo con materiale impermeabilizzante significa uccidere la componente biotica che lo compone; in assenza della sua parte “viva” rimane solamente la parte minerale, morta. Una volta che sono venute a mancare le caratteristiche che rendono il suolo un elemento così chiave per gli ecosistemi, non è possibile recuperare facilmente ciò che si è perso (Casiraghi, 2010). La superficie disponibile per lo svolgimento delle funzioni del suolo diminuisce sensibilmente e con essa diminuisce anche la capacità, da parte del suolo, di assorbire l’acqua piovana per infiltrazione e di svolgere l’importante azione di filtro nei confronti delle sostanze inquinanti. Il paesaggio, inoltre, appare frammentato e gli spazi vitali ristretti o troppo isolati per continuare ad ospitare determinate specie animali e vegetali. La perdita di suolo e il cambio della sua destinazione d’uso, con conseguente perdita, modificazione e frammentazione degli habitat, sono riconosciute fra le principali minacce alla biodiversità, a livello di specie ed habitat, dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità (2010).

 

 

Consumo di suoloLa conoscenza dell’uso e del consumo di suolo rappresenta, quindi, uno degli strumenti principali per la pianificazione e la gestione sostenibile del territorio.

 

La fonte principale di dati europei relativi al monitoraggio sui cambiamenti dell’uso e della copertura del suolo è costituita dal progetto Corine Land Cover (CLC), realizzato per gli anni 1990 e 2000 e, più recentemente, per il 2006.

 

Da questi dati emerge che in Europa il cambiamento più veloce relativo alla copertura e uso del suolo è associato alla realizzazione di superfici artificiali, con un aumento pari a 6258 kmq fra il 2000 ed il 2006, dovuta principalmente all’espansione delle aree residenziali, industriali e commerciali (EEA, 2010; ISTAT, 2010).

 

 

Confronto del consumo di suolo tra il Friuli Venezia Giulia e le altre Regioni italiane

 

Il confronto del consumo di suolo tra il Friuli Venezia Giulia e le altre Regioni italiane (grafico 1) evidenzia che nel 2006 la nostra Regione presentava, rispetto alla sua superficie, una percentuale di aree artificiali o impermeabilizzate piuttosto rilevante (circa 7%) ed era superata solo dalla Lombardia e dal Veneto.

Mentre il grafico 2 mostra che il Friuli Venezia Giulia èla Regioneitaliana con più suolo urbanizzato pro-capite.

Grafico 1

Grafico 1 - Superficie in mq delle “aree artificiali” estratta dal nuovo CLC 2006 rispetto alla superficie regionale (%) (elaborazioni ARPA FVG su dati ISPRA)

 

Grafico 2 - Superficie in mq delle “aree artificiali” estratta dal nuovo CLC 2006 sul totale della popolazione residente al 01 Gennaio 2006 estratto da ISTAT (mq/ab) (elaborazioni ARPA FVG su dati ISPRA)

 

Il confronto con i territori confinanti di Veneto, Carinzia e Slovenia ovest indica chela Slovenia ela Carinzia presentano una percentuale di aree artificiali minore sia rispetto al Veneto che al Friuli Venezia Giulia (grafico 3). 

Grafico 3

 

Grafico 3 - Estensione percentuale delle aree artificiali, di quelle agricole e delle aree boscate o semi-naturali rispetto alla superficie regionale totale (elaborazioni ARPA FVG su dati CLC 2006 estratti da “Land accounts data viewer 2000-2006” http://dataservice.eea.europa.eu)

L’aumento del consumo e dell’impermeabilizzazione del suolo è in gran parte determinato da strategie di pianificazione del territorio che spesso non tengono in debito conto la perdita irreversibile di suolo, gli effetti ambientali collegati e la qualità della risorsa sacrificata (ISPRA, 2008).

Le attuali dinamiche del processo insediativo e l’urbanizzazione diffusa (sprawl urbano), in assenza di una concreta gestione complessiva del patrimonio dei beni paesistici e ambientali, portano ad una invasione di capannoni, di infrastrutture, di “seconde case” accompagnata da una progressiva diminuzione della superficie di suoli anche di elevata qualità, con un alto valore agricolo perché particolarmente fertili.

Per tentare di arginare il problema dell’impermeabilizzazione e del consumo di suolo la Commissioneeuropea ha sviluppato delle linee guida, prima come rapporto finale di uno studio (“Overview of best practices for limiting soil sealing or mitigating its effects in EU-27 European Commission, DG Environment – Final Report, 2011) e poi come buone pratiche (“Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo”. Bruxelles, 15.5.2012. SWD (2012) 101 final/2).

 



ultimo aggiornamento: lunedì 22 aprile 2013