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Il suolo

Il suolo

Il suolo rappresenta una risorsa  non rinnovabile in quanto la velocità di degradazione è potenzialmente rapida, mentre i processi di formazione e rigenerazione sono estremamente lenti.

Si tratta di un sistema aperto, in equilibrio dinamico con le altre componenti ambientali ed in continua evoluzione (Benedetti, Mocali, 2009).

Nel definire cosa si intende per suolo occorre considerare la complessità dei fenomeni che ne caratterizzano la genesi oltre che la molteplicità e varietà delle sue componenti.

Una definizione che tiene conto dell’importanza cruciale dell’attività biologica nel suolo è quella riportata nella Comunicazione della Commissione Europea COM(2002)179:

«con il termine suolo si definisce lo strato superiore della crosta terrestre, formato da particelle minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi».

Un suolo, infatti, contrariamente a quanto si è soliti pensare, è prima di tutto un articolato sistema biologico regolato da meccanismi metabolici complessi e ancora non completamente compresi (Benedetti, Mocali, 2008; Nannipieri et al., 2003; Nannipieri, Dumontet, Gianfreda, 2005).  

 

Il suolo - sezione

Il suolo svolge numerose e importanti funzioni (servizi ecosistemici), fra le quali possiamo annoverare:

la produzione di biomassa, 

  • la filtrazione e trasformazione di sostanze e nutrienti, 
  • la presenza di pool di biodiversità, 
  • la funzione di piattaforma per la maggior parte delle attività umane, 
  • la fornitura di materie prime, 
  • la funzione di deposito di carbonio e nutrienti, 
  • la conservazione del patrimonio geologico e archeologico.

Per la varietà unica delle funzioni che esplica, indispensabili alla vita, e per il fatto che rappresenta un nodo importante negli equilibri ambientali, al suolo è stato finalmente riconosciuto un ruolo di primo piano ai fini della sostenibilità a lungo termine della comunità (Garbisu, Alkorta, Epelde, 2011; Herrick 2000).

Proprio per il fatto che il suolo esplica numerose e diverse funzioni, non è stata ancora raggiunta una definizione compiuta ed univoca del concetto di ‘qualità del suolo’ (Karlen et. al. 1997; Sequi, Benedetti, Dell’Abate, 2006); qui si riporta quanto proposto dalla Soil Science Society of America nel 1997 che, sulla scorta di quanto suggerito da Doran e Parkin nel 1994, considera la qualità del suolo come:

«la capacità del suolo di funzionare entro i limiti dell’ecosistema per sostenere la produttività biologica, mantenere la qualità ambientale e promuovere la salute vegetale e animale».

 

suolo3I suoli che mantengono le loro qualità hanno un’incidenza rilevante anche su altri settori di interesse quali la   tutela delle acque superficiali e sotterranee, la salute umana, i cambiamenti climatici, la tutela della natura e della biodiversità, la sicurezza alimentare (Hesterberg, 1998; Ledin, 2000; Montanarella, 2011). Un suolo ‘vitale e ben mantenuto’, infatti, attraverso processi di assorbimento e di trasformazione/decomposizione di natura chimica, fisica e biologica, è in grado di agire in modo efficace da barriera e da filtro nei confronti di sostanze inquinanti derivanti da apporti esterni (Brady, Weil, 2002; Sequi, 2005; Sparks, 2003).

La Comunicazionedella Commissione Europea COM(2002)179 individua gli otto principali processi di degrado del suolo: erosione, diminuzione della materia organica, contaminazione, salinizzazione, compattazione, diminuzione della biodiversità del suolo, impermeabilizzazione, inondazioni e smottamenti (Di Fabbio, Fumanti, 2008).



 



ultimo aggiornamento: lunedì 25 marzo 2013