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Mucillagini, schiume galleggianti: è veramente mare sporco?

 

Le mucillagini

Mucillagini al largo di Grado 2016 (Stefano Caressa)
Mucillagini al largo di Grado 2016 (S. Caressa)

Le mucillagini marine rappresentano un fenomeno del tutto naturale che nel Golfo di Trieste, così come nel resto dell’Adriatico, ha fatto la sua prima comparsa alla fine degli anni '80, inizio degli anni '90, ripresentandosi in alcuni casi anche in modo piuttosto massivo negli anni successivi, sebbene le sue prime testimonianze risalgano già al 1729.

La natura di questi eventi è stata argomento di studio di diversi ricercatori e attualmente l'Agenzia effettua costantemente numerose osservazioni nell'ambito delle attività di monitoraggio di svariati progetti e programmi ministeriali che permettono di monitorare la comparsa di tali fenomeni che  pur non essendo nocivi per la salute umana tuttavia hanno un notevole impatto sulla balneazione e sulle attività di pesca.

La formazione di tali aggregati è associabile a fenomeni naturali legati a particolari condizioni meteoclimatiche: le abbondanti piogge e l'elevata portata del fiume Isonzo nei mesi primaverili possono determinare, nelle acque del Golfo, un incremento del carico di sali nutritivi e di particellato organico e inorganico.
Il successivo periodo di stabilità metereologica con repentino aumento della temperatura (inizio estate), può favorire lo sviluppo della componente fitoplanctonica (microalghe).
I processi di produzione primaria del fitoplancton, oltre ad aumentarne la biomassa, producono il rilascio nel mare di essudati in forma colloidale (catene di polimeri a base carboniosa).

Queste sostanze possono formare, per repentini cambi di densità della colonna d'acqua (upwelling) e per effetto meccanico del moto ondoso dovuto al vento, sia schiume superficiali biancastre, sia microaggregati gelatinosi (neve marina) che, dalla colonna d'acqua, tendono a risalire in superficie soprattutto per l’effetto della produzione di bollicine di gas generate dal metabolimo delle microalghe stesse e dalla comunità batterica che trova in questi aggregati un microambiente ideale per la crescita e lo sviluppo.

Le formazioni di grandi dimensioni definite mucillagini nascono dopo diversi stadi di aggregazione della sostanza inorganica e organica colloidale che in un primo momento origina micronuclei di dimensioni millimetriche dando origine a quella che viene chiamata la neve marina (generalmente sempre presente nella colonna d'acqua); successivamente si formano filamenti, nastri e ragnatele.
I filamenti e nastri  possono crescere in dimensioni via via maggiori fino a formare macroaggregati ben visibili (nuvole).
Le ragnatele, se si presentano ben strutturate e con spessori superiori al metro, possono rimanere intrappolate negli strati d'acqua interessati dal picnoclino ed avere un'estensione areale molto ampia fino a formare un falso fondo.

Con il passare dei giorni le mucillagini subiscono un processo di invecchiamento e la formazione di bollicine di gas al loro interno per effetto dei processi biologici associati alla presenza della comunità microbica.
Ciò aumenta la loro galleggiabilità e tendono a risalire in superficie inglobando micro organismi di tutti i tipi sia animali (mesozooplancton) che vegetali (microalghe) e tutto ciò che galleggia sulla superficie del mare.

Tendenzialmente in questa fase il colore passa da biancastro a giallognolo-marroncino.

Foto Arpa FVG - Aggregati gelatinosi nel 2018
Aggregati gelatinosi nel 2018

Nel 2014 Arpa FVG ha pubblicato, in due news, le osservazioni effettuate durante i monitoraggi in mare con telecamera subacquea, che hanno messo in evidenza la formazione di aggregati mucillaginosi di dimensioni millimetriche (neve marina) e centimetriche.

Foto Arpa FVG aggregati gelatinosi nel 2018. 

Neve marina - giugno 2019
Neve marina - giugno 2019

Il primo luglio 2019 gli operatori dell'Agenzia hanno constatato la presenza di formazioni mucillaginose galleggianti sulla superficie del mare nell’area tra Santa Croce e Grignano, lungo la costiera triestina, a circa 1 km di distanza dalla costa.
Esse apparivano come due chiazze di mucillagine di colore marroncino, di circa 3 metri per 2 metri, che avevano inglobato al loro interno foglie, frammenti di macroalghe ed alcuni rifiuti galleggianti (piccoli pezzi di plastica). Sono stati raccolti dei campioni di acqua e muco che appariva di aspetto filamentoso e l’osservazione al microscopio ottico ha rilevato la presenza di numerose specie di microalghe e mesozooplancton, confemando così la naturalità del fenomeno.

 

Per approfondire:

 

Schiume galleggianti

Lungomare di Grado_2019
Lungomare di Grado - 2019

La presenza di striscie di schiuma biancastra lungo la battigia spesso sollevano dubbi e preoccupazioni: sono sostanze inquinanti, pericolose?

Le schiume galleggianti in mare sono tuttavia un fenomeno del tutto naturale.

Da un punto di vista fisico la schiuma si forma quando una sostanza in forma gassosa viene inglobata all'interno di un'altra in forma liquida. In mare, ma allo stesso modo sui fiumi o nei laghi, il movimento meccanico dell'acqua, il moto ondoso, il flusso di marea e le correnti superficiali associate all'azione del vento, favoriscono la dispersione di piccole bolle di aria all'interno dell'acqua stessa formando la schiuma.

Questo processo, sia in mare come nei corsi d'acqua, può aumentare notevolmente in presenza di sostanze definite "tensioattive" che possono essere sia di origine naturale sia antropica. Tali sostanze hanno la capacità di abbassare la tensione superficiale del liquido favorendo la formazione delle schiume stesse.

I tensioattivi di origine antropica sono quelli contenuti nei detergenti, saponi, detersivi, negli emulsionanti, ecc., e possono giungere al mare attraverso scarichi diretti o indirettamente attraverso i corsi d’acqua.

Le sostanze tensioattive naturali sono, invece, prodotti organici essenzialmente di natura proteica che si formano in seguito ai normali processi fisiologici degli organismi (soprattutto micro e macroalghe quali fitoplancton e fanerogame). Questi prodotti sono sempre presenti in mare, ma alle nostre latitudini, in particolari periodi dell’anno, soprattutto in primavera e a fine estate-autunno, la loro concentrazione può aumentare a causa dei cicli vitali del plancton (crescita delle popolazioni, fioritura, senescenza, degradazione). In queste stagioni, quindi, è frequente osservare sulla superfice marina macchie di schiume che in fine vengono spiaggiate lungo la battigia assumendo un aspetto poco rassicurante.

Pertanto un discreto moto ondoso e l'azione del vento  innescano facilmente il meccanismo di formazione delle schiume che per loro natura tendono ad aggregarsi e ad accumularsi maggiormente in determinate aree a seconda dell’idrologia locale (correnti, ecc.) creando inoltre, dei veri e propri “nuclei di aggregazione”  anche per altri materiali presenti in mare, siano essi di natura organico-biologica (frammenti di materiale vegetale, organismi intrappolati, batteri, ecc.) che inorganica e/o antropica (sabbia, plastiche, ecc.).

Tuttavia il colore biancastro e soprattutto l'aspetto opaco distingue le schiumde naturali da  quelle artificiali di origine industriale che presentano un caratteristico aspetto molto più compatto, traslucido e iridescente.

Schiume di colorazioni diverse ad esempio, marroni o rossastre, possono includere microorganismi fitoplanctonici potenzialmente tossici o sostanze di altra natura e pertanto  necessitano di indagini approfondite. 

Le formazioni schiumose biancastre pertanto, non rappresentano un pericolo per la salute umana, è buona norma tuttavia evitare di venirne a contatto diretto, per la potenziale presenza di materiali diversi o sostanze indesiderate all'interno delle schiume stesse.

 



ultimo aggiornamento: venerdì 12 marzo 2021