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Progetto SHAPE

shapeshape laguna

Si è svolto il giorno 5 marzo 2014, presso la Pescheria Vecchia di Marano Lagunare, il convegno organizzato da ARPA FVG dal titolo “Stato delle acque della laguna di Marano e Grado - l'impatto dei dragaggi e il nuovo sistema di monitoraggio in continuo del progetto europeo SHAPE”.

A conclusione del progetto SHAPE (progetto europeo sulla gestione integrata della fascia costiera e la pianificazione dello spazio marittimo), sono stati presentati i risultati degli studi e delle ricerche sulla qualità delle acque e sulle problematiche specifiche dell'ambiente lagunare, dalla gestione dei sedimenti, alla pesca, alla presenza del mercurio nei sedimenti, offrendo gli strumenti per una gestione sostenibile a lungo termine dell'ambiente lagunare e delle economie connesse.

L’ARPA Friuli Venezia Giulia, nell’ambito di SHAPE, ha realizzato un progetto pilota con caratteristiche innovative, orientato al monitoraggio della qualità delle acque della Laguna di Marano e Grado, mediante boe dotate di sonde in grado di rilevare i principali parametri vitali lagunari.

Tale attività d’indagine si aggiunge alle ricerche e ai controlli effettuati in questi anni utilizzando indicatori biologici, chimici e tossicologici, in ottemperanza degli obblighi europei di promuovere il raggiungimento del “buono stato di qualità chimico ed ecologico delle acque” entro il 2015.

Gli interventi che si sono succeduti sono stati:

  • dott. Fulvio Daris - Direttore tecnico scientifico dell'ARPA FVG: Apertura del Convegno e presidenza delle sessioni
  • dott. Mario Cepile - Sindaco di Marano Lagunare: Saluti dell’Amministrazione Comunale
  • dott. Giorgio Mattassi - Direttore Osservatorio Alto Adriatico dell'ARPA FVG: la laguna di Marano e Grado: introduzione, inquadramento ambientale e visione strategica ai sensi della Direttiva 2000/60/CE
  • dott. Massimo Celio - Osservatorio Alto Adriatico dell'ARPA FVG: temperatura, salinità, ossigeno, sostanze nutrienti delle acque lagunari
  • dott.ssa Isabella Scroccaro - Osservatorio Alto Adriatico dell'ARPA FVG: il modello matematico della laguna: applicazioni idrodinamiche a supporto dell'interpretazione dei fenomeni ambientali
  • dott.ssa Floriana Aleffi - Osservatorio Alto Adriatico dell'ARPA FVG : lo stato ecologico della laguna
  • dott. Nicola Bettoso - Osservatorio Alto Adriatico dell'ARPA FVG: i pesci, l'indice ittico di qualità delle acque lagunari, lo stato di contaminazione da mercurio dei molluschi e dei pesci
  • dott.sa Anna Lutman - Direttore del Laboratorio di Udine dell'ARPA FVG: lo stato chimico delle acque e dei sedimenti lagunari
  • prof. Fabio Barbone - Epidemiologo ambientale, Università di Udine: lo studio epidemiologico sul mercurio
  • prof. Giorgio Fontolan - Direttore del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Trieste : l'evoluzione delle Barene lagunari
  • dott. Enrico Bressan - Direzione tecnico scientifica dell'ARPA FVG: i risultati del monitoraggio dell'impatto ambientale dei dragaggi
  • dott. Federico Pittaluga - Progetto SHAPE : i risultati dei monitoraggi con le sonde in continuo
  • conclusioni AVV. Sara Vito, Assessore Regionale Ambiente ed Energia
     
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Si è svolto a Lignano Sabbiadoro, il 17.10.13, il workshop relativo al progetto europeo SHAPE “Shaping an Holistic Approach to Protect the Adriatic Environment between coast and sea", progetto che per la Regione FVG ha previsto la valutazione della qualità delle acque nella Laguna di Marano e di Grado;

Ad aprire l’incontro, il sindaco di Lignano Sabbiadoro, Luca Fanotto che, sottolineata l'importanza per Lignano della laguna sotto il profilo ambientale, si è soffermato sulla necessità di assicurare il costante dragaggio dei canali lagunari a vantaggio delle attività di pesca e del turismo nautico.

Necessità compresa dalla Regione che, come ha ricordato l'assessore Sara Vito, ha avviato le attività, tra Direzione Regionale Ambiente, Infrastrutture e Lavori pubblici e ARPA, con l’intento di avere, per il prossimo anno, il piano completo e organico per i dragaggi nella laguna. L’assessore inoltre ha sottolineato il carattere internazionale del progetto SHAPE, ha ricordato la ripresa dei lavori per il Piano Regionale di Tutela delle Acque, ha evidenziato come la pianificazione ambientale sia strategica per non lavorare in emergenza bensì in programmazione.

E’ stata poi la volta di Lionello Barbina, Direttore Generale di ARPA FVG, che ha posto l’accento sull’integrazione intercorsa tra comunità tecnico scientifiche di scala vasta, con l’obiettivo di utilizzare l’area mediterranea secondo i principi di sostenibilità ambientale. Ha annunciato la partecipazione dell’Agenzia alla prossima programmazione europea e all’applicazione della Marine Strategy europea; ha ricordato il lavoro svolto dall’Osservatorio Alto Adriatico, guidato da Giorgio Mattassi, che grazie a questo progetto ha potuto acquisire gli strumenti atti al monitoraggio delle acque lagunari.

 

Katia Raffaelli

Katia Raffaelli, della Direzione Ambiente della Regione Emilia Romagna, ha illustrato il progetto più in dettaglio:

progetto che si pone l’obiettivo di promuovere una cultura orientata alla gestione sostenibile delle zone costiere e marine;
è composto da due temi pilastri:

  1. la gestione integrata delle zone costiere
  2. la pianificazione spaziale marittima; 

partner sono tutti i paesi e le regioni italiane che si affacciano sull’Adriatico, a diversi livelli istituzionali (Regioni, enti di ricerca, ARPA, istituti di pianificazione); i partner associati sono i tre Ministeri dell’Ambiente (Croazia, Italia, Slovenia), alcune Municipalità,….

La struttura del progetto si suddivide in 5 pacchetti di azioni: 2 trasversali sulla gestione/coordinamento delle attività e comunicazione/disseminazione dei risultati, 3 tecnici sulla gestione integrata delle zone costiere, sulla pianificazione spaziale marittima e sulla integrazione terra e mare attraverso raccolta ed elaborazione dei dati.

Alcuni risultati nell’ambito del coordinamento e della comunicazione sono il sito internet, il forum, i social network (facebook e twitter), due conferenze internazionali, due “cost day” internazionali, l’integrazione con altri progetti europei per l’Adriatico;
Alcuni risultati nell’ambito tecnico sono l’implementazione del protocollo per la gestione integrata delle zone costiere, lo svolgimento di un corso di formazione per rafforzare le competenze dei partner, un approccio olistico alla pianificazione spaziale marittima, l’analisi di coerenza della legislazione vigente, la costruzione di un handbook di buone pratiche, l’implementazione di progetti pilota locali specifici, la visualizzazione dei dati attraverso un atlante del bacino dell’Adriatico contenente i tematismi principali per la pianificazione e la gestione integrata delle zone costiere.
 

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Marko Prem

Marko Prem, del PAP/RAC (Priority Actions Programme/Regional Activity Centre, l’Agenzia delegata dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite nel Mediterraneo-UNEP ad occuparsi di Gestione Integrata delle Aree Costiere) ha presentato i contenuti del protocollo europeo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo (ICZM Integrated Coastal Zone Management).
 

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Giorgio Mattassi

Giorgio MattassiDirettore del dipartimento di Udine di ARPA FVG, nonché team manager del progetto pilota che l’agenzia ha svolto nella laguna di Grado e Marano ha innanzitutto inquadrato l’argomento generale, facendo il punto sullo stato attuale della laguna.

L’ambiente lagunare è estremamente variabile e in stretta connessione con quanto avviene nel Mediterraneo; l’uomo deve far attenzione a non forzare un ambiente governato dalle proprie regole, così da un lato si ha la direttiva quadro europea sulle acque (dir. 2000/60), dall’altro la direttiva europea Marine Strategy a tutela dell’ambiente marino.

Sono presenti diversi ambienti di conprovato pregio naturalistico come la Riserva Foci dello Stella, zona umida tutelata secondo la convenzione di Ramsar del ’76 e sito di pregio per l’avifauna selvatica migratoria.

Secondo la dir. 2000/60 ogni stato membro deve raggiungere l’obiettivo di buono stato di qualità delle acque, ecologico e chimico, entro il 2015, e obiettivi di qualità aggiuntivi per le aree di pregio, come la laguna; obbiettivi verso cui si tende, ma non di facile attuazione, anche a causa dei ritardi nel recepimento. 
Si mira ad integrare le esigenze ecologiche ed economiche secondo sviluppo sostenibile di queste aree: coesistono esigenze di tutela dell’ambiente naturale ma anche esigenze di sviluppo e supporto alle attività umane quali pesca, molluschicoltura, balneazione, diportismo, ….

Per giudicare lo stato di qualità bisogna innanzitutto conoscere l’ambiente naturale, attraverso l’analisi effettuata grazie strumenti funzionali come ad esempio le foto satellitari, le foto aeree,…. Inoltre, proprio perché è un ambiente complesso, si ha la necessita di adottare delle semplificazioni per studiarne le dinamiche e prevederle. Si utilizza un modello idrodinamico della laguna, capace di mostrare e prevedere le variazioni di salinità, la velocità del moto e i tempi di residenza delle masse d’acqua, con o senza vento; questo dato risulta importante perché più le masse d’acqua stanziano più c’è la possibilità del verificarsi di fenomeni indesiderati come anossie ed eutrofizzazione.
 

Fondamentale è anche lo studio delle pressioni che insistono sull’ambiente, ovvero quali sono i rischi che la laguna corre a fronte di particolari cause scatenanti (determinanti); inoltre si analizzano anche gli impatti, ovvero i cambiamenti effettivi indotti sullo stato dell’ambiente.
Si individuano dei fenomeni di inquinamento puntuali, come quelli da scarichi o da incidenti, o diffusi, come quelli da nitrati, da fitosanitari, da traffico o da ricadute dall’atmosfera, da combustioni, da fissazione di inquinanti nei sedimenti. Per questi ultimi Mattassi ha sottolineato che “i sedimenti pur essendo inquinati, difficilmente inquinano”.
Le pressioni locali specifiche per la laguna sono il consumo di ambienti naturali, l’ erosione dei suoli, gli insediamenti urbani, i porti nautici, le attività produttive quali la pesca, la vallicoltura, la molluschicoltura, l’industria, la navigazione: 7000 sono le imbarcazioni che transitano nell’ambiente lagunare.


Considerando il solo territorio della provincia di Udine a sud della statale Pontebbana, 80.000 ettari sversano in laguna 200 milioni di mc d’acqua l’anno attraverso 22 idrovore, pari al volume intero dell’ambiente lagunare; questo si ricollega al tema dell’inquinamento diffuso in quanto, in termini di carico di azoto che sussiste sull’ambiente lagunare, il peso dell’agricoltura rispetto ad altre fonti è notevole; da qui la necessità di innovazione delle culture e di cambiamento degli strumenti di imprenditoria agricola.
I nitrati che percolano nelle falde sotterranee, fuoriescono come acque di risorgiva con concentrazioni di nitrati dell’ordine di 50/60/70 mg/l contro quelle che fuoriescono da un depuratore, con 5/10 mg/l. Fortunatamente l’ambiente naturale lavora per noi, ovvero i nitrati che arrivano in laguna sono un terzo del totale poiché l’ambiente fa da tampone; questo vale anche per l’atrazina e la terbutilazina: l’ambiente naturale le degrada e anche se sono presenti nelle falde in superficie non arrivano; l'ambiente espleta in questo modo i così detti "ecological services" (servizi ecosistemici).
 

Una nostra specificità è il mercurio, che deriva innanzitutto da Idrjia, miniera che ha lavorato fino agli anni ’90, portando nel sistema adriatico, e di conseguenza in laguna, una quantità significativa di mercurio totale, che se sotto forma di cinabro non è nocivo perché non biodisponibile; la forma del mercurio biodisponibile è il metilmercurio ed è quello che si dovrebbe analizzare; il mercurio può diventare metilmercurio solo in certe condizioni di ambiente, con particolari quantità di sostanza organica, di ossigeno e a opera dei batteri. Analizzando la distribuzione del mercurio nel sedimento lagunare se ne rileva una maggior presenza nell’area gradese mentre una minore nell’area maranese. Le concentrazioni superano gli obiettivi di qualità italiani per garantire la sicurezza sanitaria delle persone, obiettivi non del tutto sostenibili. Anche in questo caso però l’ambiente naturale continua ad autoregolarsi, così il mercurio presente nei sedimenti lagunari non interferisce né sul sistema biologico né tanto meno sui saggi di ecotossicologia.
 

Viene valutata la qualità dell’acqua attraverso la valutazione delle funzioni ecologiche; ai sensi della dir. europea è stata effettuata una tipizzazione dell’ambiente lagunare e marino: sono state individuate delle aree che hanno caratteristiche simili per poterle confrontare tra di loro; dall’elaborazione dei dati mensili si ottengono gradienti di temperatura, gradienti di azoto, che si presenta in concentrazioni maggiori nella zona maranese ma che poi vengono diluite dall’ambiente lagunare in parte per diluizione e in parte per azotofissazione; per il fosforo vale la stessa cosa; la saturazione d’ossigeno è indice di funzionalità del sistema lagunare: si hanno cadute di ossigeno in prossimità della gronda lagunare, dove c’è maggior carico di inquinanti provenienti dall’ambiente agricolo; questa fertilità è da tenere sotto controllo per non avere effetti indesiderati come ad es fenomeni di eutrofizzazione e moria di organismi viventi; la distribuzione del mercurio nei sedimenti in base a 2000/60 è maggiore nella zona di Grado, minore in quella di Marano, ma comunque l’accumulo di mercurio nelle vongole della laguna, mediamente pari a 0,1 mg/kg, non supera il limite di legge di 0,5 mg/kg, così che la presenza in ambiente di mercurio non incida sulla qualità della produzione; il tasso di stabilità delle barene evidenzia una forte erosione tra Lignano e Grado.
 

In conclusione, lo stato ecologico della laguna è buono, anche se con un lieve peggioramento nella zona delle foci dello Stella. La qualità ecologica dei corsi d’acqua tributari del bacino lagunare evidenzia una minore qualità ecologica dei corsi di risorgiva della bassa pianura friulana, a causa degli apporti di inquinanti da parte dell’attività agricola.
 

Il progetto SHAPE monitora in continuo le anossie/ipossie della laguna grazie a boe con sonde che misurano ogni 30 minuti l’ossigeno, oltre che altri parametri come il pH, la temperatura, la salinità, l’erosione/deposizione sul fondo; le boe sono state posizionate in prossimità della gronda lagunare, in funzione dei carichi organici insistenti sull’ambiente.
Dai risultati si evince che vi è un ciclo giornaliero dell’ossigeno correlato all’entrata dell’acqua di mare in laguna, con differenziazioni relative in base ai tempi di permanenza delle acque marine; le temperature molto elevate, soprattutto nelle zone più interne, portano a degli innalzamenti di ossigeno di giorno (sovrassaturazione) mentre di notte cala vistosamente; quello che non si conosceva sono le cadute di ossigeno notturno in prossimità dell’alba quando si arriva a percentuali di saturazione molto bassi (20, addirittura 7%). Dunque la laguna è molto più resiliente di quanto ci si aspetterebbe, con capacità di sopportazione notevolissima.
 

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Materiale del convegno

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ultimo aggiornamento: martedì 11 marzo 2014