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Inquadramento geomorfologico e socio-economico delle lagune di Marano e di Grado

 

Le lagune di Marano e di Grado caratterizzano il profilo costiero Alto Adriatico della regione Friuli Venezia Giulia. L’origine delle lagune di Marano e Grado viene fatta risalire attorno al IV-VI secolo d.c. a seguito dell’evoluzione deltizia delle foci del fiume Tagliamento e del fiume Isonzo. Il profilo morfologico attuale è quello conseguente le ultime attività di bonifica risalenti al primo ventennio del ‘900. L’areale lagunare stimato in 160 kmq, si sviluppa lungo una progressione arcuata parallela alla linea di costa per circa 32 km. La distanza  media tra la linea di costa e le isole del cordone litorale è di circa 5 km.

L’assetto idrologico interno, caratterizzato dalla dominanza dell’ingresso marino, è sottoposto a continue pressioni antropiche che inducono un’evoluzione senza un preciso indirizzo strategico.
Nell’ultimo trentennio sono state realizzate numerose opere tra le quali spiccano: le dighe foranee di Porto Buso e di Grado; la creazione del porto commerciale interno di Porto Nogaro, con il relativo approfondimento del canale di collegamento alla bocca di Porto Buso a – 7,50 m s.l.m.; la diga interna di Porto Lignano; la stabilizzazione dell’Isola di S. Andrea; la realizzazione di numerosi porti turistici per circa 6000 ormeggi, con i relativi canali di collegamento al sistema navigabile interno costituito dalla “litoranea veneta”. Accanto agli elementi di maggior carico antropico che hanno prodotto  significative modifiche della circolazione delle acque lagunari,  si registra dal 1998, il sostanziale blocco delle attività di dragaggio dei canali, con progressivo interrimento di una parte del reticolo navigabile e dell’imbonimento delle “secche” prospicienti le foci fluviali interne.

L’afflusso marino avviene tramite 6 bocche di porto lagunari (Lignano, S. Andrea, Buso,  Morgo, La Fosa di Grado, Primero) con una portata massima complessiva stimata negli anni ‘50 dall’Istituto Idrografico del Magistrato delle Acque pari a 8750 mc/sec al colmo di una marea sigiziale. L’ingresso marino determina all’interno della laguna degli areali di influenza o sottobacini lagunari di Marano (5.056 ha), S. Andrea (2.150 ha), Buso (3.556 ha), Morgo (297 ha),  Grado (3.314 ha) e Primero (1.368 ha).

Il cuneo salino penetra i corsi d’acqua che sfociano in laguna per almeno altri 4-5 km dalla loro foce.

Se la stima dell’afflusso marino non è stata oggetto di verifiche successive agli anni ’50, sulla stima delle portate dei fiumi afferenti al bacino lagunare sono stati effettuati diversi tentativi che non hanno portato tuttavia ad una modellazione idrometrica. Mediando le diverse valutazioni si può tuttavia indicare un ordine di grandezza relativo al contributo di acqua dolce proveniente dall’entroterra attraverso le diverse vie in condizioni di morbida e può essere ragionevolmente stimato in 100 mc/sec quale contributo dei seguenti bacini: Stella (50 mc/sec), Cormor (7-8 mc/sec), Zellina (1-2 mc/sec), Corno (5-6 mc/sec), Aussa (7–8 mc/sec) e Natissa (4-5 mc/sec). L’apporto di acque dolci di morbida provenienti dai fiumi Tagliamento ed Isonzo nell’ambiente lagunare, attraverso i rispettivi canali di “Bevazzana” e Isonzato, è limitato solo alle fasi di marea decrescente. Il contributo delle acque dolci incide per il 70-80% sulla laguna di Marano, mentre la laguna di Grado ha caratteristiche significativamente più marine. L’apporto fluviale di piena è modesto, dal momento che il bacino tributario dei  corsi d’acqua è quasi interamente confinato al territorio di risorgiva della Bassa Friulana. Nella circostanza di grandi eventi meteorologici, le portate del Fiume Stella e del Cormor raggiungono  complessivamente i 200 mc/sec.

In termini di volumi totali, può essere considerato significativo anche l’apporto delle 22 idrovore che, in condizioni di media piovosità, recapitano annualmente un volume totale di 200 milioni di mc/anno, pari all’intero volume dell’acqua contenuta nel bacino lagunare al colmo di una marea di 1 metro.

L’ambito interessato dalle lagune di Marano e di Grado comprende alcuni siti storici destinati alla protezione della fauna selvatica migratoria  sottoposti alla Convenzione di Ramsar del 1971 (Valle Cavanata e Oasi Avifaunistica delle Foci del Fiume Stella).

Successivamente, a seguito dell’applicazione della direttiva Habitat (92/43/CEE recepita in Italia dal D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357) riguardante la tutela della biodiversità, l’intero perimetro lagunare è stato individuato nella ricognizione promossa dallo Stato denominata "natura 2000"  quale sito da inserire tra i siti di interesse comunitario (SIC – IT3320037).

L’intera zona è soggetta ad uso civico di pesca da parte delle popolazioni residenti ed in particolare di tutti i cittadini residenti di Marano e di Grado. Negli anni ‘80, nella laguna di Marano, su specifica iniziativa del Comune di Marano e della Camera di Commercio di Udine, è nata una società denominata Aquamar, con lo scopo di promuovere lo sviluppo dell’acquacoltura di molluschi eduli lamellibranchi.

Nell’ambito di tale iniziativa è stata organizzata una nursey per la riproduzione del Tapes philippinarum, che ha avuto una serie di consistenti conseguenze ambientali caratterizzate non solo dalla "quasi sostituzione" delle vongole autoctone, quali il Tapes decussatus e T. semidecussatus, ma anche dalla colonizzazione di alcuni areali atipici, risalendo le foci fluviali attraverso il cuneo salino.

La pesca della vongola rappresenta una notevole risorsa a supporto dell’economia delle popolazioni dei pescatori locali, anche se, più di altre forme di pesca, è subordinata alle condizioni ambientali e sanitarie degli ambienti lagunari, nonché a limitazioni tecnologiche.



ultimo aggiornamento: martedì 05 marzo 2013