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Arpa FVG all’avanguardia sul campionamento del fitoplancton marino potenzialmente tossico

dinofisisDa poco più di un anno Arpa FVG ha adottato un nuovo metodo di campionamento del fitoplancton marino che permette di ottenere risultati quantitativi maggiormente attendibili e confrontabili rispetto alle metodologie usate in precedenza. Tale tecnica viene già utilizzata in Spagna, Portogallo, Irlanda, Regno Unito, Grecia e in Italia, al momento, solamente da Arpa FVG.

Questo è quanto emerso durante un incontro formativo, dal titolo ”Fioriture algali e biotossine nelle aree di raccolta dei molluschi. La situazione dell’Alto Adriatico”, che si è tenuto lo scorso mese a Legnaro (Padova), presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, al quale Arpa FVG ha preso parte.

L’Agenzia ha riportato la propria esperienza e i risultati dell’attività di un anno di monitoraggio secondo la nuova metodica di campionamento, peraltro richiesta esplicitamente dalla Comunità Europea e descritta nella norma europea UNI EN 15972:2012 “Qualità delle acque. Guida all’esame quantitativo e qualitativo del fitoplancton marino”.

Tale norma consiglia di utilizzare, nei monitoraggi del fitoplancton potenzialmente tossico, dei campionatori quantitativi che integrino la colonna d’acqua, quindi non più il retino, ma ad esempio un apposito campionatore a tubo che prelevi l’acqua di tutta la colonna, producendo un campione rappresentativo della stessa e consentendo di ottenere dei risultati quantitativi attendibili e confrontabili tra loro, secondo quanto richiesto dalle norme e dagli standard europei. Il nuovo campionatore è stato interamente progettato e realizzato all’interno dell’Agenzia, dai tecnici dei Dipartimenti di Gorizia, Trieste e Bassa Friulana.

 

Perché si monitora il fitoplancton marino nelle acque della molluschicoltura

Tra gli organismi fotosintetici sospesi nell’acqua (fitoplancton) si possono trovare alghe unicellulari microscopiche, spesso aggregate in colonie, che emettono sostanze tossiche per competere o difendersi da altri organismi marini. Alcune di queste alghe, principalmente appartenenti ai gruppi sistematici dei Dinoflagellati e delle Diatomee, hanno la capacità di produrre tossine dannose per l'uomo.

I molluschi bivalvi (mitili, ostriche, ecc.), in quanto organismi filtratori, ingeriscono le microalghe a accumulano le tossine al loro interno. Una volta mangiati i molluschi contaminati, si possono manifestare intossicazioni alimentari. Le principali sostanze tossiche sono le DSP (diarrhetic shellfish poisoning), le YTX (yessotossine), le ASP (amnesic shellfish poisoning) e le PSP (paralytic shellfish poisoning). Le biotossine sono composti termostabili, pertanto la cottura dei molluschi non elimina la loro tossicità e non è sufficiente a evitare i sintomi da intossicazione.

L’Europa, già nel 2004, aveva adottato il così detto “Pacchetto igiene”, ovvero un insieme di regolamenti (852, 853 e 854) che prevedono il monitoraggio e il controllo dei prodotti alimentari, tra i quali i molluschi, per evitare rischi per la salute umana. In base al regolamento CE 854/2004 viene monitorata la presenza di biotossine algali nei molluschi e di microalghe potenzialmente tossiche nelle acque, in quanto precursori di una probabile futura contaminazione dei molluschi stessi.

Arpa FVG è coinvolta, oramai da molti anni, nel monitoraggio del fitoplancton e dei molluschi eduli in ambito sanitario. Il Laboratorio Acque marino-costiere e qualità dell’aria di Trieste analizza i campioni di fitoplancton per la ricerca e il conteggio delle specie potenzialmente tossiche, peraltro riportate in un elenco specifico proposto dal Centro Ricerche Marine di Cesenatico a tutti i laboratori nazionali che si occupano della problematica. Arpa FVG, grazie a tale monitoraggio, espleta una funzione di early warning (allerta precoce): il controllo delle microalghe potenzialmente tossiche nelle acque della molluschicoltura serve, infatti, a dare l’allerta sulla probabile condizione di futura tossicità dei molluschi.

Nel mare Adriatico, da tempo, si è assistito a un'intensificazione del fenomeno dell’incremento della presenza di specie algali potenzialmente tossiche, dovuto a varie cause tra le quali l’aumento della temperatura media globale, l'eutrofizzazione di alcune aree marine costiere, la comparsa di nuove specie algali alloctone attraverso le acque di zavorra, ecc.. Il fenomeno, pertanto è in continua evoluzione. Inoltre si presenta ciclicamente ed è stato necessario impostare una continua vigilanza delle acque di molluschicoltura e dei molluschi stessi.

La specie tossica più caratteristica per il FVG è la Dinophysis fortii (in foto), alga unicellulare responsabile principale della presenza di tossine DSP, che possono indurre episodi diarroici e sono state individuate come possibili precursori tumorali. L’alga compare in genere da metà agosto a fine ottobre. È questo il periodo più probabile per riscontrare le tossine anche nei mitili.

La Regione FVG ha adottato delle linee guida locali proprio per aderire alla normativa europea e per effettuare i dovuti controlli sulle acque e sulla produzione dei molluschi. Per questo è importante verificare l'etichettatura del prodotto che si acquista per essere certi che provenga da aree debitamente controllate.

 

Come viene eseguito il monitoraggio e chi sono i soggetti coinvolti

Il regolamento CE 854/2004 prevede la raccolta di campioni d’acqua, destinati all’analisi della clorofilla a e alla determinazione della componente algale, rappresentativi delle associazioni fitoplanctoniche presenti in acqua nei diversi momenti stagionali.

Seguendo le linee guida della normativa regionale, Arpa FVG esegue il campionamento sulle acque destinate alla vita dei molluschi per rilevare le specie fitoplantoniche potenzialmente tossiche: nelle acque della provincia di Trieste, per i mitili, che necessitano di substrato duro o di corde per la crescita, il campionamento viene eseguito ogni 15 giorni sullo stesso punto; per le provincie di Udine e Gorizia il campionamento viene effettuato ogni due mesi (per lo stesso punto). Nel caso si riscontrassero problematiche o criticità si intensifica il campionamento, riducendo l’intervallo temporale tra due prelievi successivi. I punti monitorati in regione in totale sono 49.

I tecnici analizzano le acque di molluschicoltura rilevandone le caratteristiche chimico-fisiche direttamente in campo, mediante sonda multiparametrica (rileva temperatura, pH, salinità, O2 disciolto in mg/L e in percentuale di saturazione) e mediante osservazioni visive (idrocarburi in superficie), e prelevando dei campioni per il laboratorio per i parametri di colorazione e solidi sospesi, e per le analisi microbiologiche (E.coli, enterococchi intestinali, coliformi totali e Salmonella, quest'ultimo parametro solo nelle acque di transizione) e biologiche (fitoplancton).

Arpa FVG presiede ai prelievi di acqua e dei molluschi. Le analisi sui molluschi, alla ricerca di sostanze nocive, vengono effettuate dall’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe): sono analisi di tipo biologico (biotossine), chimico (metalli pesanti, IPA, PCB-policlorobifenili e pesticidi organoclorurati) e microbiologico (E.coli e Salmonella).

Il Servizio Veterinario della Direzione sanitaria regionale è l’autorità competente alla chiusura/interdizione, tramite ordinanza, delle aree risultate contaminate.

Il coordinamento delle attività analitiche per le biotossine marine e per il fitoplancton potenzialmente tossico a livello nazionale, secondo gli input strategici europei, viene effettuato dal Centro di riferimento nazionale per le biotossine marine di Cesenatico.

Gli operatori del settore alimentare (OSA, ovvero i molluschicoltori) contribuiscono ai piani di sorveglianza attraverso le procedure di autocontrollo dei molluschi, affiancano Arpa FVG nei prelievi dei molluschi stessi e si occupano della trasmissione degli esiti analitici mediante il Centro Tecnico Informatico (CTI).

 

L’evoluzione del monitoraggio e i tipi di strumenti ammessi

Per questo tipo di monitoraggio, fino al 2014, veniva esplicitamente richiesto dalla norma il “campionamento rappresentativo della colonna d’acqua”, assieme al campionamento del mollusco. Fino a qualche anno fa si usava il retino in acque con profondità superiore ai 2 m e la bottiglia Niskin in acque con profondità inferiore ai 2 m. Il dato rilevato era tuttavia poco confrontabile con le altre misure effettuate nel resto d’Italia o in Europa.

Per ovviare a tale problematica, nel 2014 l’Europa ha dato esplicita indicazione di effettuare campionamenti “rappresentativi” ma di tipo “quantitativo”, in quanto solo così si sarebbero potuti ottenere risultati scientificamente riproducibili, robusti e confrontabili. Ad oggi, dunque, è indicato il “campionamento integrato quantitativo” secondo la norma UNI EN 15972:2012.

In Italia, il FVG è l’unica regione nella quale attualmente si applica questo tipo di campionamento per le acque della molluschicoltura, iniziato nel gennaio 2015. Il campionamento integrato (su tutta la colonna d’acqua) e quantitativo attualmente può essere effettuato attraverso diversi strumenti consigliati dall’Europa: il campionatore a tubo (poco costoso e semplice da utilizzare), i campionatori integrati meccanici ed elettronici e le bottiglie Niskin o equivalenti utilizzate a più profondità per generare un campione composto.

Nel prossimo futuro potrebbero essere stabilite, a livello europeo, indicazioni univoche sul tipo di strumento da utilizzare per il campionamento integrato e quantitativo. Inoltre potrebbero essere stabiliti eventuali limiti di legge espliciti oltre i quali far scattare l’allerta. Il nuovo metodo di campionamento verrà adottato, in tempi rapidi, anche dalla vicina Regione Veneto e dalle altre Regioni italiane costiere.



ultimo aggiornamento: mercoledì 27 luglio 2016