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Settimana dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2016 "ROTTE"

02/08/2016

ROTTE
direzioni per la sostenibilità

“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. (…) Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.” (Josè Saramago, Viaggio in Portogallo)

“La grande storia è quella di muoversi”. L’affermazione attribuita a Lao Tzu identifica mirabilmente l’idea della Settimana Regionale dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2016, che si svolgerà dal 21 al 27 novembre.

Giunta alla sua undicesima edizione, la Settimana prende il largo, traccia ROTTE di possibili viaggi, strade, direzioni. Percorre, idealmente e concretamente, il tempo e lo spazio, in un mondo interconnesso, dove il vicino e il lontano hanno alterato i loro significati, addentrandosi in territori sconosciuti.

La sostenibilità, il suo paradigma in costruzione, la sua complessa opera omnia, richiede riflessioni non generiche, né generaliste; reclama impegni collettivi, partecipazione ampia, articolata, diversificata.

La rotta, dunque, non è solo la direzione seguita da una nave o da un aereo, è un passaggio, un modo di attraversare luoghi e significati, lasciando, come traccia indelebile per sé e per gli altri, un frammento di storia che da personale diventa collettiva. È su questo senso di essere segno, gesto, incisione, che prende le mosse la riflessione, l’interrogarsi contemporaneo sulle ROTTE.

ROTTE come:

Cambiamento:  invertire la rotta significa creare una modifica, un’ alterazione, una variazione del punto di vista, delle idee, degli atteggiamenti. Provoca un’attenzione sulle trasformazioni in atto: ambientali, sociali, economiche, culturali; come tale mutamento incide i nostri vissuti, le realtà e le differenti dimensioni in cui viviamo, con cui ci relazioniamo e confrontiamo.

Perdita: smarrire la rotta causa spaesamento, talvolta confusione, condizioni in cui occasionalmente ci troviamo, in una realtà in velocissima trasformazione. La dinamica delle idee, dei costumi, delle molteplici e spesso conflittuali spinte culturali e sociali, costituiscono sollecitazioni che determinano crisi, rotture, fratture, in alcuni casi repentine, tanto a livello personale quanto collettivo.

Errori: la storia recente del modello di sviluppo economico e sociale mostra i suoi limiti, un evidente errore di rotta. Il consumo illimitato di risorse non rinnovabili del Pianeta, le pressioni ambientali che provocano significative ricadute a diverse scale territoriali, gli effetti a medio e lungo termine di una gestione poco compatibile con le dinamiche ambientali, hanno avviato una profonda riflessione sulla dimensione globale di tali fenomeni. Organizzazioni governative e non governative, esponenti del mondo della ricerca e della cultura, delle diverse confessioni religiose, hanno stabilmente iscritto nella propria agenda la questione ambientale e quella dei modelli di sviluppo, temendo una rotta di collisione con il futuro.

Novità: l’immagine, ormai perduta, dell’aprire strade attraverso il folto delle foresta, ha lasciato il posto a ulteriori sfide, che, come non mai, riguardano la salvaguardia della Terra. Si sente la necessità di schiudere nuove rotte alla conoscenza, alla ricerca, alla partecipazione diffusa, affinché ciascuno possa contribuire a promuovere e praticare forme di sostenibilità, a partire dalle comunità locali, quali nuclei di saperi e di proposte per il cambiamento.

Migrazioni: lungo rotte per noi invisibili la natura è in perenne movimento: gli uccelli, i pesci, i mammiferi sono solo alcuni esempi evidenti della dinamica evolutiva dei sistemi ambientali. Le migrazioni costituiscono condizione essenziale per il nostro Pianeta, prodotto di migliaia di anni di selezione naturale, che hanno dato frutto a un’altissima biodiversità. La diffusione stessa della specie umana e la sua elevata capacità di adattamento nelle differenti regioni geografiche, è frutto di migrazioni. Piccoli gruppi o interi popoli si sono mossi, spinti da necessità di sopravvivenza per la scarsità di risorse, per guerre, per motivi religiosi. Negli ultimi decenni si è andato affermando un fenomeno migratorio connesso ai mutamenti ambientali che, talvolta in modo profondo, colpiscono diverse regioni del Pianeta. I migranti ambientali sono, dunque, una realtà con cui misurarsi, attraverso cui riannodare i fili della storia dell’uomo, per lanciare una speranza di sostenibilità per il futuro.

Commerci: la storia del Mediterraneo contiene in sé  il segno tangibile degli scambi commerciali. Popolazioni antichissime hanno aperto rotte di navigazione attraverso le sue acque. Lungo le coste sono sorti porti, empori, mercati, viatico di mescolanze, intrecci, unioni. La via della seta è un esempio emblematico di rotta commerciale, il prolungamento terrestre di un’avventura iniziata sul mare. Con lo scambio di merci sono venute a contatto idee, culture, lingue. La storia dell’umanità è anche storia di commerci. Oggi, tale significato tende a smarrirsi, lasciando il posto a modi di commercializzazione globale, massiccia, invasiva. Tracciare la filiera di un prodotto diventa difficoltoso: dalla produzione della materia prima, al confezionamento, fino all’arrivo nelle nostre case, sono stati compiuti decine di migliaia di chilometri, registrando anche storie di sfruttamento del lavoro adulto e minorile.

Turismo: i viaggi a scopo ricreativo sono una voce importante della bilancia commerciale di numerosi Paesi. Da “le Grand Tour”, quale viaggio d’istruzione e di formazione per l’élite della gioventù nord europea, si è passati al turismo di massa. Il mondo così detto occidentale ha scoperto la bellezza e il piacere di viaggiare, con una inevitabile ricaduta ambientale: lo stress cui sono sottoposti ecosistemi dall’equilibrio fragile. A fronte di ciò è nato un turismo lento, a basso impatto e consumo, alla scoperta e riscoperta di luoghi distanti dalle consuete rotte, fondato sul rispetto dell’ambiente, della natura e delle tradizioni.