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Gli strumenti per lo sviluppo sostenibile

EMAS_ecolabel

Con l’adozione nel 2015 dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, i Governi di tutto il mondo hanno ribadito l’imprescindibilità della scelta di perseguire uno sviluppo economico più sostenibile per il nostro pianeta. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è incentrata su 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). Nei prossimi 15 anni questi obiettivi ci guideranno nella preparazione di un futuro in grado di garantire la sostenibilità che si traduce in un pianeta sano, società eque, inclusive e resilienti nonché economie prospere.


Con la COM (2018) 97 del 8 marzo 2018 la Commissione UE ha emanato il Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile. Il documento si pone l’obiettivo di creare un sistema in cui gli aspetti ambientali e sociali siano parte integrante di qualsiasi scelta economico-finanziaria, in modo da re-indirizzare i flussi di capitale verso investimenti e/o consumi “verdi”.
Risulta quindi indispensabile individuare un sistema di misurazione che definisca ciò che è sostenibile, in modo da destinare le risorse a progetti migliori dal punto di vista ambientale e sociale, ma anche di dare informazioni utili ai consumatori affinché possano scegliere consapevolmente i prodotti e i servizi “green”. Negli ultimi anni ha infatti preso sempre più corpo il ruolo del consumatore come attore fondamentale di questo processo.
Per questo si parla oggi di "Produzione e consumo sostenibili" (SCP) a indicare tutte le iniziative e strumenti intrapresi con l'obiettivo di imprimere una spinta nella direzione dello sviluppo sostenibile.

Ma quali sono gli strumenti disponibili per favorire la sostenibilità di prodotti e servizi?
Esiste una grande quantità di strumenti volontari a cui si punta per uscire dal semplice paradigma del “command and control” per andare nella direzione della responsabilizzazione e consapevolezza di imprenditori e consumatori.

 

I Sistemi di Gestione Ambientale e le Ecoetichette

I Sistemi di Gestione Ambientale (SGA) permettono di gestire in modo coordinato e sistematico tutte le attività e i processi di un’organizzazione in un’ottica di sostenibilità ambientale.
I principali standard per i sistemi di gestione ambientale sono rappresentati dal Regolamento UE n. 1221/2009 (EMAS) e dalla norma ISO 14001:2015. Entrambi questi standard puntano a garantire il rispetto della normativa ambientale e a monitorare, migliorare e comunicare le prestazioni ambientali dell’organizzazione che vuole dotarsi dell’SGA. Entrambi tali standard prevedono un’organizzazione terza che garantisca il rispetto dei requisiti richiesti. 

Le Ecoetichette  sono incentrate sulla valutazione ambientale dei prodotti e servizi. La norma ISO 14020 prova a fare chiarezza tra le molteplici tipologie esistenti distinguendole in 3 tipi:

-tipo I: certificato da ente terzo (norma di riferimento: ISO 14024). Impone il rispetto di limiti prestazionali definiti e prevede una certificazione da parte di un organismo indipendente. L'etichetta ambientale viene rilasciata solo a prodotti che superano i requisiti minimi previsti. Es: marchio Ecolabel UE.

-tipo II: autodichiarazione del fabbricante (norma di riferimento: ISO 14021). Non è prevista la certificazione di un organismo indipendente, né requisiti prestazionali minimi. Sono autodichiarazioni effettuate generalmente da parte del produttore che dichiara gli aspetti ambientali del prodotto che ritiene utile evidenziare. Es: marchio di riciclabilità.

-tipo III: quantificazione degli impatti (norma di riferimento: ISO 14025). Fornisce informazioni quantitative sul profilo ambientale di un prodotto nell’intero ciclo di vita. Per tali etichette non sono previsti requisiti minimi di prestazione, ma il rispetto di un formato nella comunicazione delle informazioni che consenta il confronto tra diversi prodotti. Non sono previsti organismi certificatori terzi. Es: Environmental Product Declaration –EPD.

 

Le impronte ecologiche e gli altri strumenti per la sostenibilità

Tra gli strumenti a servizio della sostenibilità particolare importanza ricopre il Life Cycle Assessment (LCA), uno strumento metodologico per misurare l’impatto ambientale tenendo conto dell’intero ciclo di vita di un prodotto/servizio.
Alla base del concetto di LCA c'è la convinzione che non sia nè efficace nè etico ridurre l'impatto ambientale di un prodotto guardando ad esempio solo al momento della sua produzione, ignorando quel che c'è a monte (fornitori, materie prime etc) e a valle (utilizzo, smaltimento). Negli anni la valutazione dell'impatto ambientale è infatti passato dalla logica "dal cancello al cancello" a quello "dalla culla alla tomba", ed infine "dalla culla alla culla", inserendo in quest'ultimo passaggio il concetto di "zero rifiuti".
L’LCA trova le sue fondamenta normative nella UNI EN ISO 14040:1998 (Gestione ambientale, Valutazione del ciclo di vita, Principi di riferimento), ed è alla base del calcolo di tutte le principali "impronte" ecologiche attualmente calcolate,così come di qualsiasi strumento che si voglia occupare seriamente di sostenibilità. 

La struttura di LCA è suddivisa in quattro momenti principali:

• Definizione degli obiettivi e del campo di applicazione: è la fase preliminare in cui sono definiti gli obiettivi e il campo di applicazione dello studio, l'unità funzionale, i confini del sistema studiato, il fabbisogno di dati, le assunzioni e i limiti, chi esegue e a chi è indirizzato lo studio, quale funzioni o prodotti si studiano, i requisiti di qualità dei dati.

• Analisi d'inventario (LCI): consiste nella raccolta di dati e nelle procedure di calcolo volte a quantificare i flussi in entrata e in uscita rilevanti di un sistema di prodotto, in accordo all'obiettivo e al campo di applicazione.

• Valutazione degli impatti (LCIA): La valutazione dell'impatto del ciclo di vita ha lo scopo di valutare la portata dei potenziali impatti ambientali utilizzando i risultati dell'analisi di inventario del ciclo di vita.

• Interpretazione: è un procedimento sistematico volto all'identificazione, qualifica, verifica e valutazione dei risultati delle fasi di inventario e di valutazione degli impatti, al fine di presentarli in forma tale da soddisfare i requisiti dell'applicazione descritti nell'obiettivo e nel campo di applicazione, nonché di trarre conclusioni e raccomandazioni. La metodologia LCA è alla base dei calcoli relativi alla maggior parte degli indicatori ambientali.

Tra gli indicatori più usati sono da annoverare l'impronta ambientale di prodotto (PEF - Product Environmental Footprint) e di organizzazione (OEF - Organization Environmental Footprint) utilizzate per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. L’impronta ambientale misura quanta superficie in termini di terra e acqua la popolazione umana necessita per produrre, con la tecnologia disponibile, le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti prodotti. Si possono misurare l’impronta ambientale di un individuo, di una città, di una popolazione, ma anche di una azienda o di un prodotto.

Altro importante indicatore ambientale è l’impronta di carbonio (CF - Carbon Footprint), ossia le tonnellata di anidride carbonica equivalente (tCO2eq) che esprimono l’effetto quantitativo prodotto sul clima da tutti i gas clima-alteranti del Protocollo di Kyoto: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ossido nitroso (N2O), il gruppo degli idrofluorocarburi (HFCs), dei perfluorocarburi (PFCs) e l’esafluoruro di zolfo (SF6).
Attualmente l'ARPA FVG, nell'ambito di una collaborazione ad hoc scaturita dal progetto CreiamoPA, sta effettuando il calcolo della sua impronta di carbonio con l'obiettivo di misurare le proprie prestazioni ambientali e migliorarle nel tempo come prescrive la norma ISO 14001:2015 da noi adottata.  

Tra gli strumenti che la Comunità Europea ha creato per favorire la crescita sostenibile non possiamo dimenticare la normativa sugli Acquisti Verdi di cui si parla più estesamente nella pagina di questo sito dedicata (GPP - Green Public Procurement). Si tratta di un approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche debbono obbligatoriamente integrare i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita: una potentissima leva verso l’innovazione e la crescita sostenibile dato che le Pubbliche Amministrazioni sono i principali acquirenti di beni e servizi in Europa (circa il 7% del PIL).  



ultimo aggiornamento: venerdì 03 luglio 2020