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Nel suolo, alla ricerca della vita

forest-floor-225248_960_720Anche se può non sembrare, il suolo sul quale trascorriamo la nostra intera esistenza è uno tra gli habitat con maggiore biodiversità e densità “abitativa”. Ad esempio, in un solo metro quadrato di foresta a faggio possono convivere mille specie di invertebrati e, in generale, un singolo grammo di suolo può ospitare milioni di individui e centinaia di specie di batteri.

Sono numeri importanti che esprimono la vitalità di un’ambiente generalmente ignorato dall’uomo, il cui impoverimento tuttavia genera problemi tutt’altro che ignorabili. Una perdita di biodiversità del suolo implica una riduzione della sua fertilità e quindi della capacità delle piante di svilupparsi, a discapito di tutti quegli organismi, uomo compreso, che dalla vegetazione dipendono. Il suolo per formarsi ci impiega letteralmente secoli, ma può venire distrutto rapidamente dall’azione sconsiderata dell’uomo, pertanto è considerato una risorsa non rinnovabile e come tale va adeguatamente tutelato.

ARPA FVG, sulla base di queste considerazioni, sta affiancando all’analisi chimico-fisico del suolo anche quella biologica, tramite il metodo QBS (Qualità Biologica del Suolo), analisi che permette di studiare alcuni aspetti della sua biodiversità e quindi dello stato di salute del terreno. In particolare si analizza la mesofauna, caratterizzata da invertebrati di dimensioni generalmente inferiori ai 2 mm.
La metodica prevede di prelevare un cubo di dieci centimetri di lato dal suolo (rappresentativo della biodiversità dell’ecosistema), riporlo in un setaccio e poi procedere con l’estrazione degli organismi. Ma come si “convince” un microartropodo a uscire spontaneamente dalla zolla di terreno? Tramite un metodo semplice quanto ingegnoso, chiamato selettore di Berlese-Tulgreen. Il setaccio viene posto tra un imbuto e una lampada che rimane perennemente accesa per oltre una settimana. Il calore prodotto dalla lampada provoca un graduale processo di desertificazione nella zolla, inducendo gli organismi a spostarsi sempre più in basso, fino a quando viene loro a mancare letteralmente il terreno sotto i piedi: dal setaccio scivolano nell’imbuto verso un recipiente contenente un liquido conservante. Una volta terminata l’estrazione si procede col riconoscimento degli organismi al microscopio.

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Il monitoraggio al momento è finalizzato allo studio dei suoli imperturbati (o quasi) della pianura isontina, sostanzialmente riconducibili a prati stabili o aree non soggette a disturbo antropico, con lo scopo di individuare quelli più adatti per un monitoraggio a lungo termine degli effetti dell’inquinamento diffuso e dei cambiamenti climatici.

Si tratta di un primo approccio, al fine di sviluppare un piano di monitoraggio esteso ai diversi tipi di suoli sia da un punto di vista pedologico che vegetazionale, con particolare riferimento a quelli più a rischio soggetti a pratiche agricole e di arboricoltura.

Nell’ottica del confronto e dello sviluppo delle migliori metodiche, si stanno avviando contatti con altre Agenzie per l'ambiente che approfondiscono il tema della biologia dei suoli.



ultimo aggiornamento: martedì 01 agosto 2017