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Pollini e spore sotto la lente d’ingrandimento

04/07/2019
Pollini e spore sotto la lente d’ingrandimento

Tra 259 e 287 giorni. Non sono numeri a caso, ma la lunghezza della stagione pollinica [1], ossia il numero di giorni di un anno con presenza di polline aerodisperso rispettivamente nelle stazioni di monitoraggio di Tolmezzo e Trieste. Significa che in un anno, mediamente, 3 giorni su 4 presentano del polline in aria. Di norma non ce ne accorgiamo, a meno che non siamo soggetti ad allergia da polline.

Ma da dove derivano questi numeri? Sono il risultato dell’elaborazione sui dati della rete di monitoraggio dei pollini [2] e delle spore gestita da Arpa FVG.

Una rete attivata tra il 2005 e il 2011, composta da quattro campionatori (Trieste, Pordenone, Lignano Sabbiadoro e Tolmezzo), situati in altrettante aree fitoclimatiche della regione: il Carso, la pianura, il litorale e la media montagna.

In ogni nodo della rete è presente un campionatore di pollini di tipo attivo dotato di un captatore volumetrico di particelle aerodisperse provvisto di pompa di aspirazione che crea un flusso continuo di 10 litri/min, pari a 14,4 m3 nelle 24 ore, paragonabile al flusso d’aria nei polmoni di un uomo. I pollini presenti nell’aria sono convogliati verso un nastro trasparente reso adesivo. Per sapere quanto polline o spore sono presenti è sufficiente analizzare e contarle al microscopio ottico, dopo opportuna coloratura, la porzione di nastro corrispondente a una giornata.

Una prima domanda viene quasi spontanea: sono sufficienti 4 campionatori per tutta la regione? La risposta è sì.

In primo luogo il criterio di scelta delle stazioni di monitoraggio aerobiologico è basato su un approfondito studio pluriennale delle fioriture polliniche, che considera soprattutto le caratteristiche dei suoli e del clima. Tale analisi ha portato a creare delle aree omogenee, all’interno delle quali è stata individuata la stazione di riferimento.

In secondo luogo, nel monitoraggio pollinico è di fondamentale importanza la qualità del dato: è meglio avere poche stazioni rappresentative con dati giornalieri accurati, piuttosto che molte stazioni e una mole di dati gestiti in modo approssimativo! Già 4 stazioni sono sufficienti, visto che in un anno vengono analizzati ben 1.460 campioni giornalieri. Da questo punto di vista, l’esperienza maturata ha portato ad escludere alcune stazioni “storiche” poiché poco rappresentative di aree vaste o troppo influenzate da particolari situazioni locali non tipiche.

In terzo luogo, bisogna inoltre tenere conto dei costi di gestione di un campionatore pollinico. Infatti, il costo della strumentazione e dei materiali consumabili è relativamente contenuto se rapportato alle ore/uomo necessarie per il recupero e la sostituzione settimanale dei tamburi e ancora più per l'allestimento e la lettura dei vetrini settimanali.

Infine, è da tenere presente che i dati delle stazioni sono sempre integrati da un giudizio esperto che consente di valutare e prevedere con elevata attendibilità l’effettiva presenza di polline e spore in ogni località della regione anche là dove non sono presenti stazioni nelle immediate vicinanze.

I dati raccolti dalle stazioni polliniche, dopo esser stati analizzati in laboratorio, vengono pubblicati settimanalmente (entro le ore 12.00 del mercoledì) sul bollettino pollinico [3], presente sul sito web di Arpa. I dati sono poi trasmessi alla rete nazionale POLLnet [4] ed utilizzati dalla App “Allergymonitor” [5]. In questo modo i dati relativi alla presenza di pollini e spore di un territorio sono diffusi capillarmente e possono quindi essere utilizzati dal personale esperto sanitario per identificare gli allergeni predominanti e mirare efficacemente le terapie.

Il rilevamento dei pollini non ha però solo una valenza sanitaria, ma svolge una importante funzione di monitoraggio degli impatti dei cambiamenti climatici sulla flora (si sta andando verso un generale aumento del polline) e della presenza e diffusione di nuove specie vegetali (le cosiddette “specie aliene”). Proprio per questo motivo, recentemente, in regione è iniziata la rilevazione e quantificazione del polline della Brussonetia papyrifera, pianta importata in Europa a fini ornamentali dall’Asia già a metà del 1700, ma della quale non si conosce ancora il potenziale allergenico e come risponda ai cambiamenti climatici nella nostra zona.

In definitiva, per i pollini, e forse anche per altre matrici biologiche ed ambientali, possiamo proprio dire che “il cambiamento è nell’aria”.

 


Bibliografia e sitografia

[1] La stagione pollinica (vedi Report pollini 2018 - pg.13)

[2] Rete di monitoraggio dei pollini 

[3] Bollettino pollinico

[4] POLLnet

[5] App “Allergymonitor”

 



Questa notizia viene pubblicata nell'ambito delle iniziative: "2019 IYPT - The International Year of the Periodic Table"

L'elemento chimico di questo mese: "JULY 2019 / SILICON"

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