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Ambiente e salute nel Monfalconese - Risultati della giornata di studio

07/06/2017

Si è tenuto oggi nell’auditorium dell’Ospedale San Polo di Monfalcone la giornata di studio aperta al pubblico “Ambiente e salute nel Monfalconese”. La giornata è stata organizzata da Arpa, in collaborazione con le Direzioni Ambiente e Salute della Regione Friuli Venezia Giulia, al fine di presentare in modo organico ed esaustivo le relazioni esistenti tra l’inquinamento e le possibili ricadute sulla salute della popolazione nell’area del Monfalconese.

A Monfalcone e nei comuni limitrofi, infatti, insiste una forte pressione dovuta alle numerose attività industriali presenti. Ed è per questo che la città dei cantieri è stata al centro, in particolare in questi ultimi anni, di importanti studi ambientali, sanitari ed epidemiologici.

Nella giornata di studio, Arpa ha voluto fare un’analisi obiettiva della situazione ambientale, presentando i risultati ottenuti nei numerosi studi già da tempo avviati da diverse Istituzioni, ma finora presentati in modo frammentario, nonché per diffondere in maniera chiara e corretta nuove importanti informazioni.

Alla giornata di studio hanno partecipato esperti di importanti Istituzioni nazionali (Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, ISS, ISPRA, SNPA, CNR), con cui Arpa e il Sistema sanitario regionale mantengono un costante confronto.

Sintesi dei principali interventi

Sessione 1 e 2

Nel corso della mattina è stato illustrato il ruolo di tutte le Istituzioni che interagiscono nei controlli in ambito ambientale e sanitario: dai Ministeri della Salute e Ambiente, fino agli Enti tecnici nazionali e alle singole Agenzie per l’ambiente.

Sempre nel corso della mattinata, sono state illustrate le pressioni sull’ambiente nel Monfalconese in confronto con altre realtà della regione; sono stati inoltre presentati alcuni approfondimenti sull’analisi delle polveri sottili.

Il direttore tecnico-scientifico di Arpa, ing. Franco Sturzi, ha presentato le attività di controllo in seno al neo-costituito Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), sistema nell'ambito del quale operano tutte le Agenzie territoriali anche per effetto della recente legge 132/2016. In particolare sono state presentate le linee guida di SNPA e le attività future dei gruppi di lavoro.

Delle pressioni presenti nel Monfalconese e delle attività di monitoraggio e controllo effettuate da Arpa FVG ha parlato il dirigente del dipartimento provinciale Arpa di Gorizia, dott. Glauco Spanghero. L’area del Monfalconese è caratterizzata dalla presenza di diverse attività industriali attive dal secondo dopoguerra, che hanno esercitato e tuttora esercitano una considerevole pressione sull’ambiente. In particolare nel comune di Monfalcone sono presenti 28 aziende sottoposte ad Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) e 5 (compresa Fincantieri, in fase di istruttoria) sottoposte ad AIA. Ognuna di queste aziende rientra nella programmazione delle attività di controllo annuale di ARPA. I camini (punti di emissione degli inquinanti) presenti nelle aziende AUA/AIA del Monfalconese ammontano complessivamente a 195, compresi i 73 camini presenti in Fincantieri.

Tra le aziende presenti, la centrale termoelettrica A2A-Energiefuture è sicuramente quella sulla quale sono maggiori i controlli ed è maggiore l’attenzione dell’opinione pubblica. Anche per questo motivo nel 2016 Arpa ha costituito uno specifico focus group dedicato all’area di Monfalcone e in particolare alla centrale termoelettrica. Il gruppo di lavoro è composto da personale qualificato di Arpa e dà supporto tecnico alle attività istituzionali di monitoraggio, controllo e valutazione sui fattori determinanti potenziali rischi per la popolazione.

A tutela dei lavoratori della centrale termoelettrica a carbone e della popolazione che vive nelle immediate vicinanze, Arpa ha inoltre già avviato un’attività di valutazione dell’impatto radiologico, oltre a svolgere approfondimenti sulla qualità dei suoli/sedimenti e nella valutazione e verifica del rispetto dei limiti di rumorosità.

Le indagini effettuate da Arpa sulla radioattività di origine industriale della centrale termoelettrica indicano per il Radio e il Torio valori sempre inferiori ai livelli di riferimento. I radionuclidi misurati nelle ceneri leggere, nelle ceneri pesanti e nel particolato prelevato a camino sono bassi, come lo sono i livelli del Polonio-210, che è in equilibrio con la catena dell’Uranio-238. Inoltre, i risultati dei controlli effettuati da Arpa sui radionuclidi naturali presenti nei carboni sono compatibili con gli autocontrolli effettuati da A2A. Infine, i dati rilevati da Arpa e da Ispra sono tra loro coerenti.

Della qualità dell’aria nel Monfalconese in rapporto con il resto della regione ha parlato il responsabile del settore Qualità dell’aria di Arpa, dott. Fulvio Stel, che ha osservato come nell’area del Monfalconese la “matrice” aria sia particolarmente indagata e studiata nel rispetto dell’attuale normativa (D.Lgs 155/2010), anche ai fini della valutazione degli impatti della locale centrale termoelettrica.

Per Stel il Monfalconese dal punto di vista geografico si trova in una sorta di “strettoia” in cui si convogliano traffico veicolare ed emissioni. Una situazione molto peculiare, caratterizzata da una elevata densità abitativa ed elevata presenza industriale. Sono pertanto molto elevate sia le emissioni diffuse (traffico, riscaldamento) sia quelle puntuali (industria). Una situazione che è sotto controllo grazie agli effetti molto positivi delle brezze, che favoriscono una rapida dispersione degli inquinanti. La qualità dell’aria è quindi complessivamente buona sia per quanto riguarda i macroinquinanti, che i microinquinanti, tra cui anche i metalli.

Pur in questa condizione, Arpa ha intensificato i controlli sui metalli (normati e non normati) al fine di individuare eventuali criticità locali. Sono stati, infatti, rilevati alcuni segnali della presenza di inquinanti associabili alle lavorazioni dei metalli, ma attualmente non soggetti a limitazioni di legge. E’ opportuno quindi verificare con attenzione questi segnali per confermare l’effettiva entità e individuarne le sorgenti.

Una recente campagna di misura, sebbene limitata nel tempo, ha infatti indicato una ciclicità settimanale nelle concentrazioni di metalli presenti nelle polveri, che si riducono sensibilmente nei fine settimana.

La presenza di queste sostanze è pertanto associabile alle lavorazioni dei metalli, che si riducono o interrompono nei fine settimana.

Nel 2014, a seguito del rinnovo dell’AIA per la centrale termoelettrica, su esplicita richiesta del Comune di Monfalcone tramite il Tavolo Tecnico, è stato prescritto ad A2A di effettuare uno studio conoscitivo con lo scopo di valutare il contributo fornito dalle emissioni della Centrale alla concentrazione delle polveri atmosferiche totali, dovute ad un insieme di contributi forniti da sorgenti diverse (erosione del suolo, aerosol marino, emissioni da traffico veicolare e navale, reazioni secondarie in atmosfera, ri-sospensione di materiale depositato a terra, bioaerosol, ecc.).

Lo studio, affidato al CNR, ha avuto luogo nel periodo 2014-2016. I risultati sono stati presentati da Cinzia Perrino, Silvia Canepari e Silvia Mosca del CNR con una relazione dal titolo “Una analisi conoscitiva: focus sulle emissioni ed immissioni della centrale termoelettrica. Nello studio si evidenzia che l’impianto termoelettrico ha un’influenza molto ridotta sulle concentrazioni del particolato atmosferico. Nelle sette stazioni di misura utilizzate e nelle quattro campagne di misura non è stato osservato, infatti, un contributo sulle polveri dovuto ad una sorgente dominante, anche se sono state individuate alcune sorgenti, fra cui il traffico veicolare, il riscaldamento domestico, alcune attività industriali.

Sempre nel 2014, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha iniziato, in collaborazione con ISPRA, un approfondito studio sui metalli e sui metalloidi (normati e non normati) presenti nelle polveri sottili (PM10) presenti nell’area del Monfalconese. Gli esiti di queste indagini sono stati descritti da Andrea Mistaro e Alessandro Felluga di Arpa (Analisi delle PM10: approfondimenti).

Tramite l’uso di opportune tecniche statistiche e chemiometriche, è stato possibile caratterizzare il particolato atmosferico (PM10) sia rispetto ad altri siti regionali (province di PN, TS, UD) a diversa destinazione (urbano/industriale), sia per quanto riguarda le sue componenti chimiche, consentendo quindi di definire l’origine del particolato atmosferico.

Le conclusioni dello studio sono molto interessanti:

  • tutti i valori indagati sono inferiori ai limiti di legge o ai valori delle linee guida dell'organizzazione Mondiale della sanità;
  • a Monfalcone in due stazioni di monitoraggio gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) non rappresentano una criticità misurando valori decisamente inferiori ad altre località regionali;
  • il PM10 a Monfalcone è più ricco di Manganese e Vanadio rispetto al resto delle stazioni urbane del Friuli Venezia Giulia;
  • i costituenti indagati nel PM10 non sono riconducibili al profilo delle emissioni della centrale termoelettrica, ma riconducibili ad attività metallurgica dell’area industriale. 


Sessione 3

Nel pomeriggio l’attenzione è stata rivolta agli aspetti sanitari ed epidemiologici connessi alla presenza di inquinanti nell’atmosfera. In particolare verrà presentato il nuovo studio dell’Osservatorio ambiente e salute sulle possibili relazioni tra inquinamento atmosferico ed infarto acuto del miocardio.

Nella prima relazione della sessione pomeridiana, a cura di Ispra, sono state presentate le indicazioni nazionali in tema di Ambiente e Salute, poi declinate nella realtà del Friuli Venezia Giulia, dove opera da anni l’Osservatorio Ambiente e Salute.

Ed è proprio l’Osservatorio Ambiente e Salute che si è fatto carico di realizzare importanti studi con centro d’indagine l’area Monfalconese.

Il primo studio si è concluso nel 2016 ed era finalizzato a verificare se esiste una relazione tra l’esposizione residenziale all’inquinamento atmosferico (tra il 1995 e il 2009) e le patologie tumorali, rilevate tramite la lettura e l’elaborazione dei dati contenuti nel registro tumori del FVG.

I risultati sono stati riassunti da Diego Serraino e Paolo Collarile del CRO di Aviano. In sintesi lo studio indica l’assenza di eccessi di rischio di tumore per gli uomini e rileva l’eccesso di rischio di tumore della vescica nelle donne pari a 2 casi/anno (circa 30 casi in eccesso in 15 anni). Lo studio ha consentito di formulare l’ipotesi che sia il traffico veicolare ad avere un ruolo preminente nell’inquinamento ambientale e quindi nell’eccesso di tumori evidenziato nelle donne del Monfalconese.

E’ da ricordare tuttavia che questo primo studio sui tumori è successivo ad un precedente studio epidemiologico che aveva come area d’indagine l’intera provincia Isontina (Studio epidemiologico sull’incidenza dei tumori nelle donne Isontine, Barbone Serraino, 2015). In questo lavoro era stata analizzata l’incidenza dei tre principali tumori (polmone, mammella e vescica) nella popolazione femminile, stimando anche l’effetto di potenziali fattori di confondimento o modificatori di effetto. L’analisi aveva evidenziato tra le donne un eccesso di tumore alla vescica, senza tuttavia indicare la potenziale causa.

Il secondo studio dell’Osservatorio ambiente e salute si è concluso da pochi giorni ed è stato presentato in dettaglio proprio nel corso della sessione pomeridiana della giornata di studio. Questa seconda indagine ha stimato gli eventi e la mortalità per infarto miocardico acuto nella popolazione del Monfalconese in relazione alla variazione dei livelli di inquinanti atmosferici, come il biossido di azoto (NO2), l'ozono (O3), le polveri sottili (PM10) e il biossido di zolfo (SO2), considerati possibili fattori scatenanti dell'infarto.

L'indagine, commissionata dalla Regione all'Osservatorio ambiente e salute, è stata coordinata dal prof. Fabio Barbone, direttore scientifico dell'Irccs Burlo Garofolo di Trieste, che si è fatto carico di presentarne i risultati.

Lo studio evidenzia un'incidenza di infarto del miocardio più alta - del 10% negli uomini e del 30% nelle donne - rispetto alla popolazione di riferimento rappresentata dagli abitanti delle province di Pordenone, Udine e del resto della popolazione della provincia di Gorizia.

Questo aumento di rischio conferma un dato già noto alla Regione fin dal 2016 e contenuto in una precedente ricerca effettuata dalla Direzione centrale Salute della Regione FVG relativamente all'incidenza di infarto del miocardio nell'intero territorio regionale.

L’aumento di rischio di infarto acuto del miocardio non appare tuttavia direttamente ascrivibile a determinanti ambientali. E’ pertanto necessario approfondire quali sono i fattori confondenti che entrano in gioco, oltre allo stile di vita, che probabilmente agiscono come cofattori nel determinare l’infarto miocardico acuto.

Lo studio evidenzia inoltre nelle donne, in particolare in quelle con età superiore ai 65 anni, un rischio aumentato di infarto miocardico acuto in presenza di una esposizione a concentrazioni di polveri sottili (PM10) superiore a 50 microgrammi/metrocubo avvenuta dai 2 ai 5 giorni prima.

Lo studio ha evidenziato in altri termini che gli infarti avvengono con più probabilità nei giorni successivi a picchi di inquinamento atmosferico. Tale evidenza è in linea con quanto già noto e presente in svariati studi internazionali, che evidenziano il forte effetto dell'inquinamento atmosferico sulla salute e in particolare tra picchi di inquinamento e picchi di incidenza nell'infarto miocardico.

La letteratura scientifica indica, per situazioni analoghe a quelle del Monfalconese, che circa il 5% degli infarti totali del miocardio è da attribuire ad aumenti della concentrazione del PM10.

Gli studi finora condotti mettono in evidenza peraltro che le origini delle polveri sottili sono molteplici, non riconducibili alla sola presenza della centrale termoelettrica, ma principalmente ad altre e diverse fonti di pressione, caratterizzate sia da emissioni puntuali sia diffuse. A tale proposto è opportuno che questa informazione venga utilizzata dagli Enti coinvolti nelle attività di controllo ambientale e di prevenzione sanitaria, al fine di mettere in atto nuove azioni e decisioni, anche a livello regionale, che consentano di chiarire le concause degli eccessi di patologia riscontrati nell’area monfalconese.

In sintesi, le indagini ambientali finora realizzate descrivono con buon dettaglio lo stato dell’ambiente del Monfalconese, sostanzialmente privo di gravi criticità. Purtuttavia gli ultimi studi aprono interessanti prospettive per indagini di maggior dettaglio su alcuni microinquinanti tipici delle aree industriali.

A tale proposito sarà opportuno valutare, non solo nel Monfalconese, la necessità di effettuare nuove indagini su alcuni metalli, attualmente non normati, ma di cui è utile conoscere l’entità, l’origine e gli effetti sulla salute, al fine di adottare, qualora se ne ravvisi la necessità, opportune azioni di contenimento.

Gli studi epidemiologici rivelano inoltre alcuni aspetti meritevoli di approfondimento, in particolare per quanto riguarda le concause delle patologie fin qui rilevate, come gli stili di vita e le esposizioni lavorative.

 

Allegati:
> Programma della giornata di studio
> Sintesi dello studio Ambiente e salute - Infarto del miocardio e inquinamentoambientale
> La qualità dell'aria nel Monfalconese in rapporto al resto della regione - Sintesi
> Le pressioni nel Monfalconese: il monitoraggio e il controllo di Arpa FVG - Sintesi

Presentazizoni:
> Il ruolo degli enti nazionali e regionali - Di Benedetto
> Il SNPA e le attività di controllo - Sturzi
> Le pressioni nel Monfalconese - Spanghero
> La qualità dell'aria nel Monfalconese - Stel
> Focus sulle emissioni e immisioni della centrale termoelettrica - studio CNR
> Analisi delle PM10: approfondimenti - Mistaro/Felluga
> Ambiente e salute e SNPA - Ranzi
> La realtà FVG: Osservatorio ambiente e salute - Fuser
> I registri sanitari nazionali - Collarile
> Ambiente e tumori - Collarile
> Ambiente e infarto - Barbone